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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: PETROLIO, AMBIENTE E PROGRESSO: EQUILIBRIO DIFFICILE
MessaggioInviato: sab set 06, 2014 10:28 am 
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Iscritto il: sab ago 19, 2006 7:39 pm
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Riporto una mia riflessione su di un tema che oggi appassiona, coinvolge e contrappone molti cittadini della Basilicata e della Campania ( Irpinia e Sannio in particolare). Nessuno studio originale, solo una rivisitazione personale dell’esistente.
Nel lungo e astioso braccio di ferro instauratosi fra sostenitori dei No Triv e l’isolato portabandiera della British Petroleum avevo preferito, fino ad oggi, non prendere parte. Non è stata una buona scelta perché il “FATTO” abbisogna di una indubbia attenzione e di una disinteressata verifica di fattibilità. Queste contrapposizioni non nascono dal nulla e, sempre più spesso, sono rivelatrici di una sterile contrapposizione ove le ragioni dell’uno sono sbeffeggiate dall’altro e viceversa. Nascondono, ambedue, quel contrasto sociale privo di dialettica costruttiva che conduce ai conflitti ambientali con conseguente stasi nella ricerca della soluzione migliore. Questo contrasto si sostanzia in lacunosi dibattiti, convegni, tavole rotonde, manifestazioni di piazza, coreografiche fiaccolate, fiumi di chiacchiere e oceanici resoconti sui media. Ritroviamo sindaci, assessori, comitati, sostenitori e oppositori, in tourbillon privo di motivazioni e con i cittadini privi di obiettivi riferimenti tali da farli schierare, con convinzione, per l’uno o per l’altro. In tal modo nessuno avrà la piena consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, quella che meglio incarna e attua un corretto rapporto tra progresso e difesa ambientale. A ben osservare atteggiamenti e proposte si scorge, ahimè, la presenza, nelle opposte schiere, di uno sbandieramento del proprio impegno e uno sfumato interesse per il “bene comune”, sullo sfondo aleggia solo una retorica vecchia e obsoleta fatta di saluti, interventi finalizzati all’applauso e poi tutti a casa. Eppure oggi l'approvvigionamento energetico e il riciclo sono temi cruciali meritevoli di approfondimento e di rigore etico e scientifico degno di miglior causa. Dai gasdotti ai pozzi petroliferi, dall’energia eolica a quella geotermica, dalle grandi opere ai termovalorizzatori al fotovoltaico, è tutto un fiorire di contrapposizioni e di violenze. Si è mai parlato in modo semplice di fonti alternative, dell’impegno economico nella ricerca, della ideazione di un sistema di monitoraggio e controllo rigoroso degli impianti, insomma: energia pulita, rispetto dell'ambiente, stili di vita sostenibili e ricaduta economica sul territorio? Non mi pare. Solo in apparenza ci sembra di vivere una nuova era di maggiore consapevolezza dell'ambiente che abitiamo e della necessità di proteggerlo e preservarlo, mentre, a guardarci intorno, troviamo solo degrado. Siamo tutti ambientalisti a “chiacchiere”, nessuno è pronto a privarsi del benessere acquisito in cambio di aria pulita, di acque limpide, di strade prive di rifiuti, di industrie rigorosamente a norma. Il progresso non nasce da sterili contrapposizioni, le posizioni estreme possono riavvicinarsi se sono supportate dalla obbiettività e depurate da una interessata e momentanea speculazione, dando vita ad una spirale virtuosa tra conoscenza – consapevolezza - responsabilità. Partiamo, quindi, dalla realtà utilizzando qualche conoscenza e qualche dato. Riguardo agli approvvigionamenti energetici qualche indizio di non poco conto lo possiamo rilevare dal “LIBRO VERDE - Una strategia europea per un’energia sostenibile, competitiva e sicura”. Elenco i dati senza alcun commento, ognuno può pervenire a facili conclusioni.
1. La domanda globale di energia è in crescita. Si prevede che entro il 2030 la domanda di energia – e le emissioni di CO2 – saranno di circa il 60% superiori ai livelli attuali.
2. Le riserve sono concentrate in pochi paesi. Oggi circa la metà del gas consumato dall’UE proviene da soli tre paesi (Russia, Norvegia e Algeria). Se gli attuali modelli di consumo si confermano, nei prossimi 25 anni le importazioni di gas potrebbero aumentare fino a rappresentare l’80% del fabbisogno.
3. Il consumo globale di petrolio è aumentato del 20% dal 1994 e si prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà dell’1,6% all’anno.
4. I prezzi del gas e del petrolio sono in aumento. Negli ultimi due anni sono in pratica raddoppiati nell’UE e i prezzi dell’elettricità hanno seguito lo stesso andamento. I consumatori si trovano ad affrontare una difficile situazione. Tenendo conto della domanda globale di combustibili fossili, della lunghezza delle catene di approvvigionamento e della crescente dipendenza dalle importazioni, i prezzi sono probabilmente destinati a rimanere elevati.
5. La nostra dipendenza dalle importazioni è in aumento. Se non si rende più competitiva l’energia interna, nei prossimi 20 o 30 anni le importazioni copriranno il 70% circa del fabbisogno energetico dell’Unione - contro l’attuale 50% - e in parte proverranno da regioni in cui è presente la minaccia dell’insicurezza.
Si continua “Urge una nuova era dell’energia in Europa e vi è un urgente bisogno di investimenti. Vanno sostituite le infrastrutture che mostrano segni di invecchiamento e di spreco energetico, vanno adeguati i patrimoni pubblici e privati, nei prossimi 20 anni saranno necessari investimenti per circa mille miliardi di euro. Il clima si sta riscaldando. La situazione avrà gravi ripercussioni sull’economia e l’ecosistema di tutte le regioni del mondo, compresa l’UE. Questi sono dati e non invenzioni personali, tutti, indistintamente, devono sapere che ogni giorno consumiamo almeno sei litri di petrolio a testa, più del latte, vediamo chi riesce a privarsene. E veniamo al tema “caldo”, i rischi della perforazione. E’ fuor di dubbio che l’estrazione e il trasporto di idrocarburi comportano anche aspetti negativi, che localmente possono raggiungere una entità tale da sconsigliarne l’estrazione. “Gli aspetti maggiori sono legati alla subsidenza in fase di produzione ed all’inquinamento che segue sempre il processo dalla perforazione di ricerca e al trasporto, soprattutto. La subsidenza è un lento abbassamento verticale della superficie del suolo legato sia a cause naturali sia antropiche. Il fenomeno della subsidenza investe tutti i fluidi estratti dal sottosuolo, e quindi acqua, petrolio o gas e le deformazioni superficiali si verificano in presenza di alcune condizioni, quali: accumulo a piccola profondità, notevole estensione areale della parte mineralizzata, serbatoio a spessore elevato, serbatoio costituito da sedimenti molto incoerenti, quindi poco costipati, forte calo di pressione, faglie che giungono fino alla superficie del suolo e riducono la resistenza meccanica delle rocce. Riguardo a queste condizioni è noto che i giacimenti italiani, per la maggior parte, hanno accumuli di estensione limitata e sono posti a profondità elevate, in genere da 1.000 a 2.500 m circa, in essi il calo di pressione è scarso ed il serbatoio, a spessore poco elevato, è costituito generalmente da sabbie fortemente costipate, difficilmente deformabili. Riguardo all’inquinamento vi è da precisare che questo può avvenire sia durante le fasi di ricerca e sfruttamento, sia durante il trasporto. Si tratta ovviamente di un tipo di inquinamento molto diverso che richiede una trattazione differenziata. Secondo alcune ricerche le probabilità che un pozzo ad olio entri in eruzione incontrollata è valutata in 1 / 4.300 pozzi, mentre nella fase di produzione essa diventa di 1 / 3.330 pozzi (BARNABA, 1989). Lo stesso può avvenire quando si abbia un guasto agli oleodotti o gasdotti sottomarini. Nel rapporto annuale del Concawe si segnala che su un totale di 17.400 Km di condotte sottomarine europee si sono registrati soltanto sette incidenti con una perdita di greggio per incidente di 136 m3 d’olio. Eventuali terremoti possono indurre deformazioni in tutti i tipi di condotte, da quelle fognarie a quelle di oli e gas, da quelle idriche ai sotto servizi di luce e telefonia. Vi è anche da precisare che questi inquinamenti sono piuttosto rari e non hanno nulla a che vedere con quelli che possono provocare le petroliere.” Passando alla fase di perforazione di un pozzo vi è da precisare che ogni perforazione di qualsiasi tipo di liquido o gas, anche di media profondità, può incidere sull’ambiente circostante in quanto, durante la perforazione, si producono reflui solidi e liquidi che necessitano di uno smaltimento e oggi la normativa è rigida e tale da evitare questi inconvenienti, e aggiungo, con molte riserve, se i controlli sono stringenti. Conclusione inoppugnabile: perforazioni incontrollate di qualsiasi liquido o gas inducono inquinamenti sul suolo e sulle acque. Passiamo al tema più caldo, la interconnessione fra perforazioni e terremoti, meglio nota come Rapporto della Commissione ICHESE (International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region). Molti esperti hanno avanzato forti dubbi su questo rapporto e, senza mezzi termini, fra questi Jacopo Giliberto - esperto di questione energetiche e ambientali de Il Sole 24 ORE, che contesta l’attendibilità scientifica del Rapporto, fino a Enzo Boschi, già Presidente dell’INGV, che “non si limita solo a contestare lo studio – anche se tiene a ribadire che i suoi sono solo dubbi che vengono da una conoscenza parziale dei fatti e che spera di essere presto smentito – ma mette anche in dubbio la competenza scientifica di chi lo ha realizzato”, aggiungendo, ancora, “Se si conclude dicendo - che non si può escludere ma non si può provare - si rinuncia al metodo scientifico.” Nelle conclusioni il rapporto asserisce: “Si pone poi in evidenza che le attività geotermiche per teleriscaldamento di Ferrara (campo di Casaglia) non hanno generato sismicità indotta o attivata: si tratta di estrazione di fluidi senza stimolazione, con reiniezione a temperatura e pressione poco diverse da quella presente in profondità. Arriviamo alla frase che costituisce il nocciolo della questione: "Lo studio effettuato non ha trovato evidenze che possano associare la sequenza sismica del maggio 2012 in Emilia alle attività operative svolte nei campi di Spilamberto, Recovato, Minerbio e Casaglia, mentre non può essere escluso che le attività effettuate nella Concessione di Mirandola abbiano potuto contribuire a innescare la sequenza". Molti hanno visto in questa frase un atteggiamento pilatesco, ma la commissione non poteva dire più di quello che ha detto vista la carenza di dati. Della serie, la scienza non è fatta di certezze monolitiche, ed io aggiungo, spesso ci tocca rincorrere le contese fra luminari, dissidi e dispute scientifiche che creano solo incertezza, alimentano il dibattito, creando difficoltà a chi deve prendere decisioni importanti. Queste scelte non possono avere alcuna impostazione ideologica altrimenti non si va da nessuna parte. Le ipotesi probabilistiche non possono essere interpretate come verità inconfutabili ma solo come una idea sensata su cause ed effetti e sui dati ci si confronta e poi si decide. Infine. Molti interventi, alcuni estemporanei, stanno caratterizzando questa nostra estate incerta, si è tirato in ballo di tutto dal vino, all’olio, al grano fino alla Mefite della Valle d'Ansanto, alle microesplosioni per la ricerca petrolifera ignorando, credo volutamente, che questi mezzi di eccitazione sono quotidianamente utilizzati in una indagine altamente specialistica ,il metodo Cross Hole, che rappresenta una delle più accurate prove sismiche per la determinazione delle proprietà fisico-meccaniche dei terreni. Non aggiungo altro facendo, sommessamente rilevare, che l’unico vero rischio è l’ubicazione del pozzo pilota posto a 200 metri da un centro abitato. L’ultima è di queste ore, un resoconto sulla visita del Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella ad Aquilonia, il quale asserisce che “quella delle trivellazioni è una opportunità che se guidata e ben controllata può dare ristori e ritorni importanti al territorio” affermando, ancora che “ Sulle trivellazioni non sono spaventato, ma credo che ci voglia cautela nel consumo e nella gestione del territorio da consegnare al Governo” Auguri a Pittella, domani qualcuno proverà a crocifiggerlo. Non ci distraiamo. Ogni opera strategica porta rischi e benefici. Lo è stato e lo sarà per la Pavoncelli BIS, lo sarà per la Lioni – Grottaminarda, lo è stato e lo è per le discariche, per i termovalorizzatori, per le grandi opere in genere. Si tratta di problematiche complesse che vanno affrontate in chiave tipicamente interdisciplinare, non di pancia, e che richiedono quel cambio culturale capace di conferire valenza etica al processo tecnico-scientifico-economico, idoneo per gestire gli interventi non come un business ambiente ,ma come interesse sociale , quindi di tutti. Il futuro, in questo campo, è già presente e l’ambiente sarà sempre più sotto pressione, evitiamo il collasso con razionalità rifacendoci ad una illuminante riflessione di Emanuele Severino su etica e progresso :“L'etica è la volontà di vivere conformemente alla verità. Essere etici equivale a vivere sapendo che cos'è il mondo in cui ci muoviamo, perché solo se ne conosce la struttura si può evitare di scontrarsi contro i limiti o le colonne che lo possono sorreggere. Se cade la dimensione metafisica della realtà, allora l'etica tramonta”.


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 Oggetto del messaggio: Re: PETROLIO, AMBIENTE E PROGRESSO: EQUILIBRIO DIFFICILE
MessaggioInviato: mer feb 11, 2015 2:14 pm 
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Iscritto il: lun ago 12, 2013 3:22 pm
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Boschi ha contestato il rapporto proprio per la sua posizione pilatesca, poiché, secondo le sue conclusioni, sarebbe ben evidente che il giacimento non sia stata causa del terremoto, e ha puntato il dito contro il fatto che le opere edili moderne distrutte non fossero corrette per una difesa sismica.

Da notare che gli epicentri del sisma si sono mossi da est verso ovest, quindi "andando incontro" al campo di Cavone. Se quest'ultimo fosse la causa del sisma ci sarebbe da attendarsi l'esatto opposto: epicentri che iniziano dal giacimento e poi si estendono.
E già questa banale osservazione la dice lunga sull'atteggiamento pilatesco della commissione.

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