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 Oggetto del messaggio: IL BUSINESS DELL'ACQUA
MessaggioInviato: sab dic 05, 2009 12:13 am 
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Iscritto il: sab ago 19, 2006 7:39 pm
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IL BUSINESS DELL’ACQUA
Mentre dalle nostre parti si consumano scontri, accuse, incomprensioni e velenose campagne di reciproca delegittimazione, alludo alle continue schermaglie che puntualmente avvengono tra le Presidenze dell’ACS e ACP & I, il livello ben più alto della politica che conta, ossia il governo centrale e regionale, organizza, fortifica e consolida quello che tutti oggi definiscono il BUSINESS DELL’ACQUA. E’ su questo che mi vorrei soffermare. Il resto è “ parva materia”, buono solo ad alimentare scontri e polemiche personali, a riempire i quotidiani locali di interviste, veleni e falsi problemi. Tutti sanno quello che sto per dire, pochi ne fanno motivo di approfondimento e di preoccupazione. Sulle reti, sulla loro qualità ed efficienza, sullo sfruttamento della risorsa e sul suo irreversibile depauperamento, sulle tariffe e sui costi e su tante altre cose ancora avremo modo di ritornare con puntuali riflessioni. Ora ci tocca guardare altrove perché altrove si sta decidendo il destino di una risorsa principe: l’acqua. Alludo all’articolo 15 del decreto legge n.135, o decreto Ronchi, tramutato in legge al Senato appena qualche giorno fa e che oggi, attraverso il solito voto di fiducia, diventerà realtà e l’acqua diventerà “oggetto sociale” che coniuga un unico indirizzo: il profitto. Un decreto omnibus con una sola riga che vale miliardi. Una sola riga che espropria i cittadini di un bene inestimabile. Una sola riga che crea un modello di”nuova governance” che è palesemente contro la tutela ambientale e finisce per considerare l’acqua come una merce e, per somma di irresponsabilità, addirittura non tutelata. Un imbroglio colossale che vale non meno di 10 miliardi di Euro per i prossimi cinque anni, a questo vi sono da aggiungere tutti gli eventuali benefit che la Comunità Europea dispensa a piene mani e non ne controlla il “buon fine”. Insomma un grande imbroglio dove pochi si salvano. Qualcuno si sveglia e dice con chiarezza quello che sta succedendo. E’ avvenuto a Napoli dove un assessore comunale, Realfonzo, si scontra con Ganapini, assessore regionale della giunta Bassolino. Il motivo: la evidente volontà di Ganapini, sicuramente con il consenso di Bassolino, di andare verso una privatizzazione non tanto camuffata con società “ di comprovata esperienza e capacità organizzativa” e tale da affidare loro il servizio di gestione degli acquedotti regionali. Il quadro si potrebbe completare con le stesse modalità anche per la gestione e manutenzione della rete idrica, sempre regionale. A questo punto la frittata sarebbe servita e tutti i buoni propositi, vuoi dell’ACS, vuoi dell’ACP&I, vuoi dell’ATO, vuoi dei sindacati e chi più ne vuole ne metta, andranno a farsi benedire. Di società miste Pubblico-Private ve ne sono a iosa e tutte si contraddistinguono per una presenza privata dai contorni nebulosi che si intersecano con interessi malavitosi che a loro volta trovano sponde consenzienti in quella parte della politica che non disdegna appoggi non proprio cristallini. Insomma la politica si mescola e fa affari con i privati che contano e che hanno grande liquidità. Una inesauribile liquidità è oggi nelle mani della malavita, una malavita senza nessun contrasto non avrebbe alcun timore ad assetarci. Dove questa scelta è stata già consumata le società di gestione sono prime nell’aumento delle tariffe ed ultime negli investimenti. La storia della società mista ECO4 di Caserta è cosa di questi giorni, come è cosa di ieri la sentenza sull’IRM dove una società mista, quale è L’ASA, non poco ha contribuito, con la sua parte privata, a quell’incendio che ha avvelenato la valle del Sabato. Tornando all’acqua l’imbroglio si chiuderà nel 2012 con l'affidamento dei servizi pubblici locali in mano a «imprenditori o società in qualunque forma costituite». A quel punto l’esproprio sarà consumato e a noi ci tocca solo sperare che non avvenga la stessa cosa con l’aria che respiriamo e che, sicuramente, avrà raggiunto, nel frattempo, un grado di inquinamento di difficile controllo. Tutto questo la maggior parte dei cittadini probabilmente non lo sa, e purtroppo l’ignoranza coinvolge anche molti amministratori, questo è il motivo che oggi ci deve spingere a promuovere una dura battaglia in difesa dell’acqua pubblica, contro la sua privatizzazione. Altro che“sorella acqua”, si tratta di “acqua benedetta” che andrà a rimpinguare le casse della malavita, ossia un malaffare, previsto per legge, pubblico- privato. Anche la chiesa tiepidamente si schiera e parla di acqua come bene primario, però è comunque ben altro il percorso che bisogna intraprendere per impedire un nuovo esproprio dei cittadini già espropriati del diritto alla salute, al lavoro, allo studio e tanto altro ancora. Sotto le mentite spoglie “dei princìpi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità e accessibilità dei servizi pubblici locali e al livello essenziale delle prestazioni assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i princìpi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili”, ci privano di un altro bene primario e si affida in modo arbitrario con “Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive a evidenza pubblica”. Colpisce l’assordante, trasversale e connivente silenzio di molti politici. Il motivo è semplice così come potrebbe essere semplice una modalità di contrasto a questo disegno inquietante. Sarebbe facile per gli amministratori comunali bloccare questa manovra, ci vuole solo una onestà intellettuale che li spinga a modificare lo statuto comunale per inserire la dicitura che “l’acqua è un bene comune privo di rilevanza economica”.Molti comuni hanno tenuto duro è hanno preso decisioni in tal senso. Proviamo a vedere quanti, dalle nostre parti, sapranno fare altrettanto non sottraendosi ad un obbligo morale di rilevante impegno sociale, ambientale e culturale. La sfida deve essere aperta, portata a conoscenza di tutti per creare un argine capace di contrastare questo disegno perverso che le multinazionali, in silenzio e nell’intero pianeta, stanno pervicacemente attuando.


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 Oggetto del messaggio: Re: IL BUSINESS DELL'ACQUA
MessaggioInviato: lun mag 11, 2015 11:20 pm 
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Iscritto il: gio ott 27, 2011 7:01 pm
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