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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: La Questione Rifiuti in Campania
MessaggioInviato: sab gen 26, 2008 8:11 pm 
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Iscritto il: sab ago 19, 2006 7:39 pm
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Circa sei mesi addietro avevo pubblicato questa mia riflessione su un quotidiano della mia Provincia
( Avellino). Oggi lo richiamo soltanto e spero che il "Super Commissario" De Gennaro non faccia la fine di Bertolaso.
AUGURI.


BERTOLASO ED IL CONFLITTO AMBIENTALE IRRISOLTO

Bertolaso in Irpinia risveglia la protesta, dice a chiare lettere che la discarica “s'ha da fare''” e, ancora una volta, non imbocca la strada maestra per la soluzione del conflitto, non pone le basi per il suo superamento e sicuramente anche lui è un predestinato alla sconfitta. Questo, purtroppo, sarà l’epilogo di una nuova puntata della questione rifiuti, le avvisaglie si sono già avvertite poche settimane addietro, quando lo stesso Bertolaso aveva minacciato le dimissioni. Resta quindi sempre attuale ed irrisolto il vero problema del conflitto ambientale. E’ questo il nodo vero con il quale oggi la Pubblica Amministrazione deve misurarsi. Le rivolte, ormai usuali, nei confronti dei siti per le discariche, termovalorizzatori agenti inquinanti e grandi opere in genere devono essere ricondotte, analizzate e risolte in un’ottica di prevenzione e negoziazione dei conflitti, in particolare di quelli ambientali. La soluzione sovraimposta ( vedi Commissari Governativi con poteri decisionali enormi e quanto altro) deve necessariamente essere sostituita da quella negoziale. La prima si identifica con un Governo forte che, senza averne le prerogative, perviene a decisioni impopolari e destinate ad essere sovvertite per interessi di parte o quando il Governo cambia. In questo caso si è sempre pervenuti allo scontro tra le parti fornendo alla più debole e perdente, una forte spinta a rendere inapplicabile la decisione assunta. La soluzione diventa instabile, conflittuale ed inapplicabile e le scelte di questo tipo, almeno nei conflitti ambientali, dilatano all’infinito la soluzione del problema. La seconda, quella negoziale, offre quelle opportunità che si identificano con la equità, il buonsenso e certezza di una sicura e stabile decisione, ossia un approccio partecipato. In questo caso i soggetti interessati ad un determinato progetto hanno la possibilità di partecipare attraverso veri rappresentanti, controllare l’attuazione dell’accordo, capire le questioni tecniche ed esprimere opinioni, tutto questo assicura un risultato sicuramente equo, e tale da ripartire i benefici e i danni in maniera altrettanto equa. In tal modo la soluzione si incammina verso una stabilità, ove i soggetti che partecipano alla risoluzione di un conflitto si impegnano a trovare soluzioni percorribili e facilmente applicabili. Infine il buonsenso, cosa indispensabile in quanto questi conflitti sono originati dalle incertezze in campo scientifico, incertezze che non vengono meno nominando commissioni formate dai maggiori esperti della materia e, purtroppo, sui temi complessi e complicati la scienza non trova accordi in tempi brevi. Bisogna in questi casi sbagliare meno e questo può essere fatto solo con uno sforzo congiunto di esperti e rappresentanti degli interessi coinvolti, ossia un vero e convinto processo di collaborazione. Proviamo a rifare la storia delle recenti crisi ambientali DA ACERRA AL FORMICOSO, DAL BAIANESE FINO A SAVIGNANO A SERRE DI SALERNO, DA TRE PONTI IN PROVINCIA DI BENEVENTO FINO A CASERTA, e tutto quanto inanzidetto trova puntuale conferma. Supponiamo per ipotesi che questo avvenga e la soluzione finale sia condivisa, ovunque sia il sito o i siti, a questo punto viene fuori il quesito: chi controlla che i patti vengano rispettati? Anche in questo caso il cittadino non smette di essere diffidente perché, là dove è stato consentito, in un modo o nell’altro, la localizzazione degli impianti si è poi dimostrata una scelta inquinante vedi il CDR di Avellino che produce fos e sovvali di pessima qualità fortemente contaminati dall’organico e con molti rifiuti pericolosi, vedi Difesa Grande che si rivelata una discarica incontrollata con gravi ricadute sull’ambiente circostante e sulla risorsa idrica ad essa collegata, vedi la discarica di Tufino che ancora oggi emana un odore maleodorante su buona parte del Baianese, vedi l’incendio della IRM di Manocalzati con il suo carico inquinate di ogni tipo da ricondurre ad una sostanziale incapacità di controllarne le tipologie di rifiuti stoccate. Oggi credo che nessuno, salvo società collegate ad ambienti malavitosi, si senta di sottoscrivere un documento che attesti, mediante una certificazione di qualità, l’aderenza agli standard di sicurezza e di rispetto dell’ambiente sia delle strutture aziendali e produttiva che del prodotto finale. In queste condizioni CDR, Termovalorizzatori, Discariche, Impianti di Compostaggio e quanto altro troveranno difficilmente una collocazione. L’epilogo, ancora una volta, sarà quello dei rifiuti per strada perché è questo e solo questo che muove la disinvolta economia dei SIGNORI DEI RIFIUTI: pochi investimenti e guadagni stratosferici. Se fosse solo mafia sapremmo chi combattere e, purtroppo, non è così.

Costantino Severino
CONSIGLIERE DELL’ORDINE DEI GEOLOGI DELLA CAMPANIA


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