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 Oggetto del messaggio: La Risorsa Idrica : un bene da tutelare
MessaggioInviato: dom dic 30, 2007 10:56 am 
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Iscritto il: sab ago 19, 2006 7:39 pm
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SULLO STATO DELLE ACQUE POCHE IDEE E MOLTO FUMO
di Costantino Severino*

Lo stato delle nostre acque, e dell’ambiente in particolare, pare essere, di questi tempi, un esercizio che tutti ostentano, purtroppo questa iperattività non va oltre le passerelle e gli annunci. Tutti si preoccupano dello “stato delle nostre acque”, e ci tocca di assistere ad interventi fumosi e lontani dalle realtà che viviamo. Nessun accenno ai gravi ritardi che dobbiamo registrare sia nella ricerca delle potenzialità idrogeologiche delle nostre aree, che nella quantificazione della efficienza impiantistica e quindi di una sua generale revisione. Nessun richiamo ad una utenza che fino ad ora ha mostrato totale disinteresse sul grave problema della depurazione delle acque reflue, urbane ed industriali, con la evidente conseguenza che molte reti irrigue sono cariche di acque tossiche e maleodoranti. Lo stesso Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche, previsto dalla legge Galli, evidenzia una condizione dei servizi idrici in Italia “del tutto deplorevole” (è la dicitura testuale), anche e soprattutto in relazione alla distanza che separa tali servizi dai livelli di efficienza delle forniture di energia elettrica, gas e telecomunicazioni. Discutere di tariffe, di costi, di innovazioni tecnologiche, di avvicinarsi agli standard anglosassoni o americani, significa non avere ben chiare le problematiche che viviamo, dove, a fronte di una enorme produzione legislativa, non si registrano segni di cambiamento ed è ancora radicata una cultura che non considera la risorsa idrica come un bene da salvaguardare. Altro nodo cruciale, mai accennato e mai tenacemente perseguito, è il controllo. Eppure la legge Galli cui tutti sembrano rifarsi, evidentemente a parole, dedica particolare attenzione alla vigilanza ed ai controlli, ma ci risulta difficile credere che tali controlli potranno essere attuati, ed in questo sembra darci ragione la atavica carenza di personale tecnico specifico in tutti gli enti deputati alla difesa del suolo. Basti pensare alla pratica quotidiana, priva di qualsiasi controllo ed autorizzazione, che vede una sconsiderata ed illegale proliferazione di “ Pozzaroli” che stanno trasformando le nostre campagne in una immensa gruviera. Un semplice calcolo ci porta alla facile conclusione che si eseguono circa 20/30 pozzi a settimana ( calcolo benevolo), con la facile conclusione che in un anno sono circa 1500 i pozzi per uso vario che sono privi di qualsiasi controllo e/o permesso. In queste condizioni di totale “babele” parlare di controllo della risorsa acqua e di “minimo deflusso vitale” da assicurare ai nostri fiumi, è solo un esercizio di vuoto protagonismo. In breve la programmazione, il coordinamento, la prevenzione ed il controllo sono del tutto inesistenti e siamo costretti ad assistere ad un indiscriminato prelievo idrico da parte di “operatori” poco qualificati ed in assoluta mancanza di una qualsiasi progettualità, sia riguardo ai metodi di perforazione che alla potenzialità dell’impianto ed alla sua manutenzione, per finire ai controlli periodici sulla qualità delle acque prelevate. Ed ancora piccoli centri residenziali, centri rurali, aree attrezzate, insediamenti provvisori del tutto privi di impianti di smaltimento e, cosa ancora più grave, non sottoposti ad alcuna verifica e spesso privi di qualsiasi autorizzazione. Un groviglio inestricabile dal quale è possibile uscire solo a seguito di una inversione di tendenza e di indirizzi, tendenza ed indirizzi che passano attraverso un preminente riuso urbano e produttivo, volto principalmente ad una ricarica della risorsa idrica nelle zone a maggior rischio. Parlare di partners europei o di altro, in assenza di una analisi qualitativa sul sistema delle acque, al fine di verificarne la potenzialità idrogeologica e valutando i fattori di degrado, sia a livello superficiale che di falda, è pura utopia. La risorsa idrica non è qualcosa di avulso che prescinde dal suo intorno, essa è in stretta interconnessione con altri insediamenti, viari, industriali ed urbanistici in genere, e quindi solo una oculata programmazione può assicurare equilibrio armonico tra la gestione delle acque, la difesa della sua qualità e la politica territoriale, sia essa urbanistica che produttiva. Lo sforzo che oggi si chiede agli Amministratori ed a tutti gli operatori del settore, è quello di capire e di far capire a tutti gli Utenti, lo stretto rapporto che intercorre fra il ciclo dell’acqua e gli elementi antropici (urbani e produttivi), eliminando i punti di scompenso e di emergenza, al fine di pervenire ad un piano territoriale ambientale dove, il governo delle acque ed il loro svariato uso, dovrà rappresentare uno dei fattori di equilibrio e di sviluppo dell’intera regione.

*Consigliere Ordine Geologi della Campania


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