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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Innovazione fra geologia e programmazione urbanistica
MessaggioInviato: dom ago 20, 2006 10:20 am 
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Iscritto il: sab ago 19, 2006 7:39 pm
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ELEMENTI DI RIFLESIONE PER UNA MODERNA PROGRAMMAZIONE URBANISTICA

Definire la qualità e i limiti di un Piano Urbanistico Comunale non è facile, evidenziare le eventuali carenze di uno studio geo – ambientale di sostegno al piano stesso è cosa ancora più complessa, si possono ingenerare confusioni e strumentalizzazioni, non farlo, comunque, non giova a nessuno. Quindi, con spirito costruttivo ed anche per non venire meno ad un confronto che in casi del genere non deve mancare, voglio introdurre degli elementi di riflessione. Si è molto discusso in questi ultimi giorni, ci si è scontrati su volumi e dimensionamenti, su localizzazioni e delocalizzazioni, sicurezza e qualità degli insediamenti, purtroppo non mi è parso di sentire una sola voce che, richiamandosi al trattato di Kyoto, abbia fatto riferimento al nuovo concetto di misura, ossia il “ metro quadrato” e non più il “metro cubo”. Può sembrare una banalità e, purtroppo, non lo è in quanto il concetto di qualità ambientale oggi, più che mai, deve porsi il problema del rapporto tra suolo edificato e ambiente per meglio definire una finalità: quanto suolo vogliamo consumare? E, meglio ancora, quanto spazio vitale vogliamo ridurre? Un interrogativo del genere avrebbe spostato l’attenzione anche su temi di cui tutti parlano e che pochi perseguono: la difesa del territorio, la difesa e la tutela dell'ambiente. Questo avrebbe caratterizzato una battaglia contro un uso indiscriminato del suolo, avrebbe portato alla valorizzazione delle periferie collinari e del centro storico, come risorse produttive, ambientali e storiche, avrebbe univocamente connotato un Piano e dato senso ad anni di battaglie e di denuncie, avrebbe restituito significato ad un nuovo Piano di Salvaguardia Ambientale in grado di tutelare e mettere in sicurezza, contemporaneamente, l’urbanizzato ed ettari di verde e suolo agricolo. Questi interrogativi restano anche per la mancanza di una proposta geo-ambientale che nel Piano manca. Soprattutto sotto questo aspetto il PUC è privo di anima, è poco innovativo, non è stato capace di proiettarsi, in modo deciso e propulsivo, verso una nuova pianificazione del territorio cittadino e del suo hinterland; non è stato capace di dare senso e finalità ad una nuova frontiera che è la “Geologia Urbana”, indirizzando e giustificando la riconversione e l’adeguamento sismico di vecchi edifici; non è stato capace, attraverso dettagli geologici, idrogeologici, sismici, stratigrafici, metereologici, e perché no, di elementi utili ad evidenziare la pericolosità dei siti inquinati, delle industrie da riconvertire e bonificare, fino ai corsi d’acqua che attraversano la città e che sono delle fogne a cielo aperto, per concludere con una mappa dei siti a rischio da elettrosmog. Oggi è questo lo studio dell’ambiente geologico e di tutti i fattori naturali che devono essere tenuti in considerazione da architetti, ingegneri e tecnici di area comune, su questo dovremmo essere tutti impegnati in un progetto che appartiene ad una nuova frontiera, ancora poco conosciuta e non sfruttata al meglio: la geologia ambientale. Un lavoro del genere avrebbe indotto tutti ad una seria riflessione, ci avrebbe affrancati, come geologi, dal rivestire ruoli marginali fino ad essere liquidati frettolosamente, ad ogni evento catastrofico, come le Cassandre di turno. Questo Piano, approvato sul filo di lana, trova giustificazione soprattutto perché evita che, in caso di una vacatio di regole, di consegnare la città ad ingiustificate e non più sopportabili cementificazioni. L’impegno è che da domani l’impianto urbanistico debba essere meglio rimodulato, ed allora diamoci da fare e diciamo con chiarezza che anche la parte geo – ambientale abbisogna di una rivisitazione. In tal senso vi è da notare che sono da mettere in bilancio possibili rilievi da parte degli organi di controllo, rilievi che vanno dalla poca attualità delle indagini eseguite ( la parte geologica è quasi tutta da ricondurre a tempi immediatamente successivi al terremoto dell’80), alla puntuale verifica di tutti i fenomeni di dissesto del marzo 2005, dal rispetto della nuova normativa sismica, al monitoraggio delle aree a rischio, dal rilievo puntuale delle risorse idriche, alla perimetrazione e salvaguardia del reticolo idrografico e del patrimonio floro-faunistico connesso, dalla rigenerazione dei suoli contaminati ai livelli di bonifica, fino alle classi di riuso, dalla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti fino al riciclaggio ed alla bonifica delle discariche incontrollate. Può anche accadere che generiche richieste da parte di organi di controllo si traducano, come spesso avvenuto per il passato, in generiche relazioni di compatibilità prive di significato. Speriamo che ciò non accada e che il modello Urbanistico – Ecologico segua gli indirizzi che ispirano il piano e che vanno nella direzione della esclusione di nuove forme di massiccia espansione urbana, della compatibilità ambientale ed ecologica del sistema infrastrutturale e, soprattutto, mantenga l’impegno della rigenerazione ambientale a fronte delle trasformazioni urbanistiche, con la definizione di specifiche regole di compatibilità.


Costantino Severino
Geologo
Consigliere dell’Ordine dei Geologi della Campania
:)


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