Stop alla caccia al petrolio offshore. Questo è l’obiettivo della Commissione Ambiente dell'Europarlamento che ha approvato una risoluzione contro le perforazioni di petrolio off shore.
Il Mediterraneo è un mare chiuso, che rappresenta solo lo 0,7% dei mari mondiali ma sulle cui acque si muove il 30% di traffico di petrolio e dove, secondo gli esperti, se dovesse succedere un evento tipo “Golfo del Messico” si avrebbero effetti devastanti, considerato che gli incidenti su piattaforma non sono poi così rari: 20 in 20 anni, anche con morti.
Il documento chiede perciò una moratoria in tutti i 27 stati membri alle trivellazioni off shore di petrolio e gas naturale in base al principio della “safety first”. Dunque finche le attività estrattive non soddisferanno determinate condizioni di sicurezza rimarranno congelate: per l’Europa la sicurezza non è negoziabile. La risoluzione, approvata con 46 voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti, passerà all’assemblea e, se venisse approvata anche dalla plenaria dovrà essere discussa dal Consiglio a metà ottobre.
Il disastro del Golfo del Messico insegna. Ad oggi è quasi impossibile quantificare i danni a lungo termine provocati dalla marea nera che si è formata al largo delle coste della Louisiana; tutti però concordano sul fatto che l'incidente causato dall'esplosione e poi dall'affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon sia il peggior disastro ambientale ed economico dal 1989.
La responsabilità della catastrofe della Deepwater Horizon è finora ricaduta interamente sulla compagnia petrolifera britannica BP che ha promesso di pagare tutti i danni "quantificabili". Ma se ci fosse un disastro petrolifero nei mari europei chi pagherebbe?
di G.G.