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Eruzione in Islanda: l'INVG scende in campo

Con tecniche di remote sensing viene misurato il flusso di fluoro emesso dal vulcano

geofisica - 19 aprile 2010

Nelle profondità delle montagne islandesi, sotto il ghiacciaio dell’Eyjafjallajokull, in questi giorni un fenomeno eruttivo, relativamente potente, ha messo in ginocchio la viabilità aerea europea con conseguenze estese ed imponenti. Il vulcano che si nasconde, ha le caratteristiche perfette per rendere impraticabili gli spazi aerei circostanti.

“Per i parametri della vulcanologia non è un’eruzione particolarmente grande” riferiscono i geofisici dell’University College di Londra. “Non è troppo potente nemmeno per gli standard dell’Islanda. Quel che rende particolare questa eruzione” spiega ancora l’esperto “è che avviene sotto una cappa di ghiaccio. Così si produce una miscela di acqua, ghiaccio e detriti proiettata nell’atmosfera”.

I ricercatori dei vari istituti europei fra cui L’INVG stanno monitorando l’attività eruttiva. Dalle ultime eruzioni in Islanda c’è stato un rapido sviluppo delle tecniche di monitoraggio dei gas da remoto. Questo tipo di approccio è  molto utile per studiare l’attività vulcanica esplosiva perché  il pericolo ad esso connesso è fortemente contenuto: le misure dei gas infatti vengono effettuate ad una distanza di alcune centinaia di metri dalle bocche eruttive.

Uno dei principali scopi della missione dei ricercatori INGV è stato quello di misurare il flusso di fluoro emesso dal vulcano. Durante passate eruzioni l’impatto del fluoro ha, infatti, fortemente danneggiato l’agricoltura del paese, e rilevare la sua presenza nei gas vulcanici è perciò di grande importanza.

L’INGV è stato pioniere nell’applicare le misure del gas con tecniche di remote sensing al monitoraggio dei vulcani, con lo sviluppo di un sistema di monitoraggio dei gas in automatico sull’Etna e a Stromboli, e studiando l’attività esplosiva di questi due vulcani. Quando l’eruzione è iniziata tra due ghiacciai in Islanda è stato subito chiaro quanto questo know-how fosse utile. E così Mike Burton, primo ricercatore nella sezione INGV di Pisa, collaborando strettamente con la comunità vulcanologica islandese, ha organizzato una spedizione sul luogo dell’eruzione insieme ad altri due colleghi dell’INGV di Catania.

I tre si sono avvalsi dell’uso di uno strumento portatile e estremamente leggero che è stato messo a punto e utilizzato in precedenza sui vulcani italiani. Le misure del flusso di fluoro sono state fatte all’inizio di aprile, solo pochi giorni dopo che l’eruzione era iniziata il 21 Marzo. È stato di fondamentale importanza organizzare la missione in tempi molto rapidi, perché c’erano segnali che l’eruzione non durasse a lungo e si potesse fermare. Ora una nuova eruzione è in corso, solo che questa volta il magma fuoriesce sotto il ghiacciaio.

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