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Dissesto idrogeologico in Italia  

Dissesto idrogeologico in Italia  
Sono imponenti le cifre secondo il rapporto sulle frane in Italia...

Geopress - 27 novembre 2007

Dissesto idrogeologico in Italia  
Sono imponenti le cifre del dissesto geologico italiano (5.596 su 8.101 i comuni italiani sono interessati da frane) secondo il rapporto sulle frane in Italia realizzato dall’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat). Tale rapporto ne mette a fuoco la dimensione su scala nazionale e regionale, confermando un quadro preoccupante e in gran parte noto di un Paese a rischio: sono state censite circa 470 mila frane in 20 mila km2, pari al 6,6% dell’intero territorio nazionale.

Il Commissario straordinario dell’Apat Giancarlo Viglione, nel presentare il Rapporto al ministro dell’ambiente, ha detto: «Credo fortemente nella comunicazione ambientale e grazie al progetto Iffi la nostra Agenzia ha reso immediato l’approccio dei cittadini verso le istituzioni. Con un semplice click è oggi possibile vedere la situazione delle frane nel proprio comune. Censire le 470.000 frane che interessano il territorio italiano e sapere che il 69% dei comuni è affetto da fenomeni franosi è un dato da comunicare con urgenza alle istituzioni».
«Un numero così elevato di fenomeni franosi – spiega l’Apat in una nota - è legato principalmente all’assetto morfologico del nostro paese, per circa il 75% costituito da territorio montano–collinare e alle caratteristiche meccaniche delle rocce affioranti. Non a caso, solo un mese fa, un crollo in roccia di 60.000 m3 si è staccato dalla Cima Una in Val Fiscalina, una delle località più turistiche dell’Alto Adige. Negli ultimi 50 anni le vittime per frana ammontano a 2.552, più di 4 vittime al mese».
Le cause che innescano più frequentemente le frane sono le precipitazioni brevi e intense o eccezionali e prolungate e le attività umane che destabilizzano sempre di più i versanti: tagli stradali, scavi, cattiva o assente pianificazione territoriale. L’espansione edilizia è avvenuta spesso in aree instabili ed ha prodotto un significativo aumento del rischio da frana.
«Le informazioni del Progetto Iffi – spiega Apat - incrociate con gli elementi a rischio (tessuto urbano, aree industriali e commerciali, infrastrutture lineari di comunicazione, ecc.) mediante l’utilizzo di tecnologie GIS, hanno permesso di classificare 4.530 comuni con livello di attenzione elevato e molto elevato per rischio da frana. Non tutte le frane, però, sono pericolose in ugual modo, sicuramente quelle con elevate velocità di movimento - quali i crolli e le colate rapide di fango e detrito- e quelle che coinvolgono ingenti volumi di roccia o terreno causano i danni più ingenti».
Ma le frane si fermano e si riattivano, spesso con tempi più lunghi di quelli umani, per questo è fondamentale un’attività conoscitiva come quella svolta dall’Iffi, di raccolta e archiviazione delle informazioni sulle frane, per permettere una corretta pianificazione territoriale, per individuare aree di nuova urbanizzazione, progettazione di nuove infrastrutture, limitazioni d’uso e vincoli,.
La cartografia, i documenti e le foto sono consultabili su www.sinanet.apat.it/progettoiffi.

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21 dicembre 2009 alle 11:44:27

Approfitto del progetto IFFI citato dal commissario APAT Giancarlo Viglione, per presentare il mio sistema brevettato di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che li incorpora in blocchi di cemento con misure e forme adattabili ai vari impieghi.
I blocchi in argomento possono essere impiegati,con grande economia, in molti casi di dissesto idrogeologico.
aldo

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