Dipendenti in calo, costi in aumento
Nel 2003 la spesa è cresciuta del 4,4%, raggiungendo il 10,78% del Pil. Il tasso di assunzione scende all'1,38%. Boom delle collaborazioni: in un anno +29%. L'età media sale a 45,4 anni.
Cala leggermente, si tinge di rosa, comincia a mostrare una certa attrazione per la flessibilità, in primis il part time, e dà maggiore spazio al popolo dei «co.co.co.». Allo stesso tempo, l'esercito dei dipendenti pubblici pesa maggiormente sulle casse dello Stato, con una spesa complessiva che in un solo anno cresce di quasi 6 miliardi di euro. E fa registrare una significativa crescita del costo del lavoro sia a livello di variazione tra il 2002 e il 2003 (+4,4% contro il +3,9% dell'anno precedente) sia in termini di incidenza sul Pil (dal 10,66% del 2002 al 10,78% del 2003). Mostra insomma qualche luce ma anche tante ombre la fotografia del personale in servizio nella pubblica amministrazione scattata dalla Ragioneria generale dello Stato con il "conto annuale 2003".
Un monitoraggio dal quale emergono tendenze ormai consuete nel pianeta del pubblico impiego ma anche piccole novità. Come quella della contrazione registrata nella crescita delle retribuzioni medie pro-capite: +3,9% nel 2003 (28.428 € lo stipendio medio annuo) contro il +4,3% del 2002 (27.364 €).
Un altro fatto nuovo è quello del miglioramento degli effetti prodotti dal blocco del turn over, anche grazie alla stretta introdotta dalla Finanziaria 2003: il tasso di assunzione è sceso dal 4,5% del 2001, al 2,29% del 2002 e all'1,38% del 2003, anche se, parallelamente, è calata pure la percentuale delle «cessazioni»: dal 2,9% del 2001 al 2,65% di due anni fa. Una novità, anche se non assoluta, può essere considerata anche la crescita dei «co.co.co.»: il numero delle collaborazioni è lievitato in un anno del 29% (da 76.134 a 97.995).
Niente di nuovo, invece, sul versante anagrafico: la pubblica amministrazione diventa sempre più vecchia, con l'età media dei dipendenti in servizio che sale a 45,4 anni mentre nel 2002 era a 45 e nel 2001 a 44,4 anni.
Cresce la spesa. Nel 2003 la spesa per gli "statali" è aumentata del 4,4%, passando da 134,4 miliardi del 2002 a 140,26 miliardi. Nel calcolo della Ragioneria sono comprese tutte le forme contrattuali e anche voci diverse dalle retribuzioni e dagli oneri sociali, come quelle per formazione, mense, assegni per il nucleo familiare o Irap. Tra il 2001 e il 2003 il costo del lavoro è aumentato circa 4% l'anno. Quattro i motivi: i rinnovi contrattuali, con la corresponsione degli arretrati; la progressione della carriera; i contratti integrativi; le missioni internazionali di pace.
Leggero calo del personale. Alla fine del triennio 2001-2003 i dipendenti a tempo indeterminato sono diminuiti dello 0,93%, scendendo da 3.382.040 unità a 3.350.692. Considerando anche le altre forme contrattuali, il calo è dello 0,62 per cento. A far registrare la riduzione maggiore sono il comparto scuola, con un -1,11% (111.035 addetti), per effetto del processo di razionalizzazione avviato nell'anno 2002-2003, e quello delle aziende autonome con un -3,41% (33mila 195 addetti). In quest'ultimo caso a contribuire allo sfoltimento è l'uscita dal settore di due enti: la Cassa depositi e prestiti e l'Agea. In controtendenza il comparto delle Forze armate, che è cresciuto soprattutto a causa della graduale sostituzione del servizio di leva con il personale volontario: nel 2003 la lievitazione è stata del 3,72% (130.229 addetti). Quanto al personale femminile, la sua incidenza sul totale è cresciuta dal 52,4% del 2001 al 52,8% del 2002 e al 53,1% del 2003 (quasi 1,8 milioni le donne in servizio). A tingersi di rosa sono soprattutto la scuola e la magistratura.
Aumenta la flessibilità. Nella pubblica amministrazione le forme flessibili cominciano ad avere un certo "appeal". Nel triennio monitorato il ricorso al part time è salito dal 3,2% al 4,1. In crescita anche il personale a tempo determinato e con contratti formazione e lavoro (dal 2,5% del 2001 al 3% del 2003). Analogo il trend per il lavoro interinale (11.343 lavoratori contro i circa 3.500 del 2001), che resta però un fenomeno marginale nella Pa. In calo invece sono risultati i lavoratori socialmente utili (da 61.286 a 53.949).
Scuola leader del personale. La maggioranza dei dipendenti pubblici è concentrata nel comparto della scuola (il 33,6%), seguito da quelli della sanità (20,5%) e degli enti territoriali (17,6%). A livello geografico a guidare la classifica è il Lazio (il 12,4% del personale a tempo indeterminato) seguita da Lombardia (12,1%) e Campania (10,3%).
Tratto da il sole 24 ore 4 giugno 2005 a firma di Marco Rogari