Arriva dai ricercatori inglesi del Wellcome Trust Sanger Institute una nuova tecnica di analisi del Dna che ha permesso di ricostruire le vicende delle prime popolazioni umane vissute tra 10mila e 1 milione di anni fa.
Gli scienziati hanno messo a punto un nuovo algoritmo di analisi dell'intero genoma di differenti popolazioni scoprendo che, sebbene le popolazioni africane e non africane abbiano iniziato a differenziarsi da un punto di vista genetico 120mila anni fa - forse con le prime migrazioni -, hanno continuato a incrociarsi ancora per molti anni, fino a circa 20-40mila anni fa. Questo dato potrebbe essere spiegato con la fuoriuscita dall'Africa di nuovi migranti anche dopo il primo grande esodo dal continente nero avvenuto 60mila anni fa.
A differenza delle tecniche utilizzate in precedenza, che analizzavano solo una parte del genoma umano, quella ideata dai ricercatori britannici utilizza l'intera sequenza del Dna di singoli individui.
I ricercatori hanno confrontato il Dna prelevato da sette uomini: due africani, un cinese, un coreano e tre di origine europea, tra cui Craig Venter, il pioniere del sequenziamento del genoma umano.
Un'altra scoperta del Wellcome Trust Sanger Institute riguarda le dimensioni delle antiche popolazioni europee e asiatiche, che tra 20.000 e 40.000 anni fa si sarebbero drasticamente ridotte, addirittura fino a contare 1.200 persone in età fertile. Anche la popolazione africana sarebbe andata incontro a un simile ridimensionamento, non scendendo mai al di sotto delle 5.700 persone in grado di riprodursi.
O.O.