Un’indagine multidisciplinare dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche di Portici (Imcb-Cnr) e dell’Università 'Federico II' di Napoli ha dimostrato come la fluorosi, patologia metabolica dell’osso e delle articolazioni, sia endemica dell’area vesuviana. Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘PLoS ONE’ (Public Library of Science), è coordinato da Pier Paolo Petrone del Museo di antropologia della 'Federico II', con Michele Giordano dell’Imcb-Cnr, Fabio Guarino e Stefano Giustino del Dipartimento di biologia strutturale e funzionale dell’Università.
All’origine di tale malattia invalidante, che colpisce decine di milioni di persone soprattutto in Africa, India e Cina, è l’alta concentrazione naturale di fluoro nelle acque e nel suolo, tipica delle aree vulcaniche.
La ricerca è stata effettuata sui resti delle vittime dell’eruzione vesuviana del 79 d.C., dopo aver passato in rassegna 76 scheletri appartenuti a una popolazione di età da 0 a 52 anni.
L’esame delle peculiarità morfologiche, radiologiche, istologiche, chimiche, scheletriche e dentarie ha evidenziato un aumento significativo della concentrazione di fluoro con l’età e un correlato grado di lesione della colonna vertebrale e di altri distretti articolari.
Come conferma Michele Giordano dell’Imcb-Cnr, per la determinazione del fluoro negli scheletri è stata adottata l’analisi di attivazione neutronica strumentale (Inaa). E’ questa una tecnica complessa, utilizzata presso lo University of Missouri Research Reactor, che ha rivelato livelli di fluoro da 2.000 a 11.300 ppm (parte per milione), indicativi dell’avvelenamento intra-vitam. I valori di fluoro più alti, maggiori di 9.000 ppm, si osservano negli adulti sopra i 40 anni, che rivelano una fase patologica molto grave, paralizzante, come quella osservata tuttora nelle regioni endemiche.
Questi livelli sono presenti ed attivi ancora oggi, come risulta da test clinico-epidemiologici su un campione di bambini in età scolare dei comuni vesuviani. L’80% di essi presenta fluorosi dentaria e caratteristiche cliniche di portata epidemica, come dolori articolari, dermopatie, ipertiroidismo e contenuto di fluoro nel sangue, superiore ai valori massimi raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità, come conferma Pier Paolo Petrone della 'Federico II.
C.C.