Le norme sugli studi di settore rischiano di restare "sostanzialmente" inapplicate.
Lo sostiene il presidente della Corte dei conti Tullio Lazzaro nel corso di un'audizione al Senato sul Dpef 2008/2011.
"Lo strumento degli studi di settore rischia, in realtà, di restare sostanzialmente inapplicato proprio per la logica, sulla quale necessariamente si fonda, di voler obbligare milioni di contribuenti a doversi contemporaneamente e visibilmente adeguare a un grado più elevato di adempimento dell'obbligazione tributaria", sostiene Lazzaro.
Secondo Lazzaro, l'adeguamento degli studi di settore è "un'operazione politicamente sensibile, la cui concreta attuazione viene di fatto a essere condizionata da considerazioni di effetti di ricaduta sul piano del consenso".
"Ciò rischia di produrre effetti di paralisi e di rinvio, e quindi di sostanziale disapplicazione e di inefficacia dello strumento", ha aggiunto il magistrato contabile, ricordando che dal complesso delle norme sugli studi "sono attesi effetti di maggior gettito che partono da circa 3,3 miliardi per l'anno in corso".
Fonte Reuters - 16 Luglio 2007