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Contro il dissesto idrogeologico 2.943 interventi e 6,8 miliardi

È la proposta contenuta nel Piano per la riduzione del rischio presentato da Anbi

idrogeologia - 20 febbraio 2012

Anche quest’anno l’Associazione nazionale bonifiche ed irrigazioni (Anbi) ha presentato, lo scorso 15 febbraio, la proposta di Piano per la riduzione del rischio idrogeologico, elaborata sulla base delle indicazioni dei Consorzi di bonifica che operano sul territorio italiano.

Secondo Anbi, senza un piano di interventi strutturali il fabbisogno per contenere il rischio di frane e alluvioni in Italia è aumentato, in un solo anno, di 1.084 milioni di euro (+19%). Ogni anno, però, si spendono mediamente 2.000 milioni di euro per riparare i danni dopo sciagure legate alla non corretta gestione del territorio.

Secondo dati del Ministero dell’Ambiente, sono 6.633 (82%) i comuni in pericolo per il dissesto idrogeologico e interessano 2.951.700 ettari (9,8% del territorio nazionale). Oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici e maremoti.

“È di fondamentale importanza – ha affermato Massimo Gargano, presidente di Anbi - ridurre i fenomeni di dissesto, contenere le frane, sistemare le pendici, regolare i torrenti e i piccoli corsi d’acqua, adeguare finalmente le opere idrauliche alle condizioni di un territorio profondamente modificato”.

Nel 2011 la proposta dell’Associazione prevedeva 2.519 interventi immediatamente cantierabili per un importo di 5,728 miliardi di euro, mentre nel 2012 gli interventi sono diventati 2.943 per un importo complessivo di 6,812 miliardi.

Si tratta di azioni destinate prevalentemente alla manutenzione straordinaria di opere di canalizzazione delle acque e di scolo, di sistemazioni e regolazione idraulica nei territori, in cui operano i Consorzi.

Nello specifico, le proposte di Anbi riguardano: lavori di adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e delle rogge, anche con interventi di ingegneria naturalistica, e interventi per la sistemazione delle frane sulle sponde dei canali; manutenzione straordinaria, di adeguamento della rete di bonifica, delle idrovore per il sollevamento delle acque e delle altezze degli argini; realizzazione di canali scolmatori; interventi di manutenzione del reticolo idraulico a difesa dei centri abitati.

Il Piano per la riduzione del rischio idrogeologico prevede, inoltre, la realizzazione di opere per il contenimento delle piene; adeguamento della rete di bonifica, delle arginature, degli impianti idrovori al territorio urbanizzato; la manutenzione straordinaria dei fossi minori e delle opere idrauliche e la stabilizzazione delle pendici, collinari e montane.

“Sono tutti interventi volti a diminuire il rischio idraulico – ha concluso Gargano -, cui deve far seguito, imprescindibilmente, una costante azione di manutenzione ordinaria”.

O.O.

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