“La sequenza temporale di fenomeni estremi di intensità e durata di pioggia appare contrarsi sempre di più a conferma della validità delle previsioni espresse ormai da qualche anno dagli istituti di ricerca climatica europei e mondiali, secondo i quali gli effetti che registriamo localmente nelle nostre regioni - marcate e prolungate siccità alternate a diluvi di tipo monsonico -sarebbero, in ultima analisi, la conseguenza dell’aumento di temperatura media del globo prodotto dai gas serra, che nel 2080 potrebbe raggiungere i 6 gradi centigradi”.
È quanto affermato da Vittorio Silvano Cremasco, presidente dell’Ordine dei Geologi del Piemonte. La regione, a 17 anni dal disastroso evento del 1994 sta rivivendo l’incubo di una nuova alluvione, con il ricordo ancora vivo dei non meno gravi effetti dell’ultimo fenomeno, avvenuto nel 2000. E secondo le stime in Piemonte e Liguria nel 2020 l’intensità di pioggia aumenterà del 13% per raggiungere il 25% nel 2050.
Secondo i geologi il loro compito, come lettori e interpreti delle dinamiche naturali del territorio, è denunciare ed evidenziare le ragioni del dissesto idrogeologico e idraulico, indicando i possibili rimedi, mentre alle istituzioni pubbliche e politiche è chiesto di porli in essere attraverso efficaci azioni programmatiche ed esecutive.
“Deve trovare finalmente termine quel senso di inevitabilità e impotenza – ha affermato Cremasco - che ci pervade alla conta dei morti, poiché la società civile possiede gli strumenti per prevenire o quanto meno mitigare le conseguenze di questi accadimenti”.
Attraverso l’attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino del Fiume Po è resa disponibile a ciascun Comune, per i propri fini di pianificazione, la conoscenza dettagliata del quadro del dissesto e della pericolosità geologica e idraulica del proprio territorio, dalle quali scaturiscono precisi vincoli al suo utilizzo urbanistico.
“Nelle scelte di utilizzo territoriale – ha proseguito il presidente dei geologi del Piemonte -, le amministrazioni locali non possono più invocare l’imprevedibilità e l’ineluttabilità dei fenomeni di dissesto, laddove emerge chiara l’interazione di manufatti e strutture edificate con i processi geologici e idraulici in atto o potenziali”.
O.O.