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Una geo-mappa della Sicilia contro le trivellazioni

Dopo l'allarme di Greenpeace, Cassaniti del Consiglio regionale miniere insiste sulla necessita' di fare ricerca per tutelarsi da un terribile disastro ambientale

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Pubblicato sul Canale ambiente il 30 luglio 2012

Nei giorni scorsi Greenpeace Italia ha lanciato l'allarme sui rischi connessi alla crescente domanda di trivellazione petrolifera nel Canale di Sicilia. Come documentato nel rapporto “Meglio l'oro blu dell'oro nero”, sono 29 le richieste giunte dai magnati del petrolio per trivellare, di cui 11 già concesse. In particolare è la tratta Sciacca-Gela ad essere molto ambita, con 5 nuove richieste di esplorazione e due permessi di ricerca già concessi. Una prospettiva di sfruttamento che allarma per il rischio disastro ambientale, che avrebbe effetti terribili sull'ecosistema delle coste siciliane e conseguentemente sugli introiti economici garantiti dal turismo.

All'appello di Greenpeace si è unito Carlo Cassaniti, esperto del Consiglio regionale delle miniere, ente competente per il rilascio di permessi di ricerca in territorio emerso, che spiega: “I nostri mari presentano purtroppo le stesse pericolosità geologiche dei territori emersi. In particolare nel Canale di Sicilia sono presenti numerose ed importanti strutture geologiche che nel complesso definiscono il Blocco pelagiano. Quest’ultimo è confinante ad est con la nota scarpata ibleo-maltese, struttura tettonica molto attiva del Mediterraneo, mentre ad ovest il blocco viene a contatto con le catene dell'Atlante attraverso un'ampia fascia deformata ad andamento meridiano che va dal Golfo di Tunisi a quello di Gabes in Libia. Da non sottovalutare poi, la presenza di vulcani sottomarini, come ad esempio Empedocle situato a circa 40 km al largo di Capo Bianco in Sicilia e che presenta una struttura vulcanica che si aggira intorno ai 400 metri di profondità, con una base lunga 30 km per 25 km”.

In questo delicato e complesso contesto geologico, negli ultimi anni “sono stati realizzati campi petroliferi sfruttando giacimenti che si rinvengono in trappole miste nella piattaforma triassica, senza considerare la complessa dinamicità dei fondali e soprattutto senza aver mai studiato quelle pericolosità geologiche che potevano ed ancora oggi potrebbero rappresentare un rischio per le aree prospicienti emerse”. Per questa ragione, Cassaniti ribadisce che è fondamentale “fermare le attività estrattive attraverso la programmazione di una campagna di studi scientifici che conducano alla redazione di una mappa delle pericolosità vulcano-tettoniche del Canale di Sicilia”.

V.R.


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