È già al lavoro da qualche mese la prima macchina al mondo che simula “il motore” dei terremoti. Ha il terribile nome di Shiva, la divinità distruttrice indù, ma è nata per osservare quello che accade all'interno della crosta terrestre durante un sisma, le deformazioni che la roccia subisce sotto incredibili pressioni.
“Non permette di prevedere i terremoti, cosa al momento impossibile, ma di capirli. Al momento, per esempio, la stiamo utilizzando per studiare il terremoto del 6 aprile 2009 a L'Aquila”, ha detto Giulio Di Toro, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dell'università di Padova, che ha presentato la macchina all'Accademia dei Lincei.
Pesante 4 tonnellate e lunga 4 metri, Shiva (Slow to High Velocity Apparatus) ha una stanza dedicata presso la sede dell'Ingv a Roma. “L'importanza di questa macchina è fondamentale - ha osservato Di Toro - perché permette di simulare in laboratorio le condizioni estreme di deformazione tipiche dei terremoti, con pressioni elevate, facendo scorrere le rocce come avviene in natura per riuscire a capire come funzionano”.
Gli esperimenti hanno dato finora “ottimi risultati” e i risultati sono coerenti con i dati naturali sulle faglie. Il risultato è una nuova visione dei terremoti. Finora, infatti, “le informazioni sulla meccanica di un terremoto sono in genere ottenute mediante indagini sismologiche e geofisiche”, ha rilevato Toro. Un approccio, questo, che secondo l'esperto “offre un contributo limitato alla comprensione della meccanica dei terremoti poiché non consente di rilevare i processi chimico-fisici attivati dalla propagazione della rottura e dallo sfregamento delle rocce”.
L’apparecchio è simile ad un tornio: è stato realizzato in Italia ed è progettato per imporre una rotazione ad alta velocità (3000 giri al minuto) su provini di roccia di cinque centimetri di diametro, che vengono sottoposti a pressioni che troviamo in profondità sottoterra; vengono quindi simulate le straordinarie accelerazioni (fino a 80 m/s2) e le velocità di scivolamento (fino a 10 m/s) che possono essere raggiunte su una faglia durante un terremoto che avviene a qualche chilometro di profondità nella crosta terrestre.
In una frazione di secondo, SHIVA scarica sui campioni di roccia una grande potenza: fino a 280 kW, pari al consumo di circa 100 appartamenti e ben 20 volte di più di qualsiasi apparato sperimentale mai realizzato. Il risultato non è la banale frammentazione e disgregazione della roccia che ci aspetteremmo, ma addirittura la sua fusione istantanea in lava incandescente. Il confronto dei dati sperimentali con quelli di terreno, consente di estrapolare le osservazioni sperimentali in natura e offre una nuova visione dei terremoti.