Su Mercurio è stata dimostrata una recente attività vulcanica grazie ai dati ottenuti dalla sonda Messenger della NASA. Lo studio che è stato pubblicato su Science ha visto la partecipazione di Gabriele Cremonese, dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Padova oltre a Simone Marchi e Matteo Massironi dell'Università di Padova.
La sonda Messenger ha permesso di ottenere preziose informazioni su questo pianeta difficilmente osservabile da Terra per la sua vicinanza al Sole. “In particolare – ha spiegato Cremonese – abbiamo osservato un bacino di origine vulcanica, denominato bacino Rachmaninoff, caratterizzato da una superficie eccezionalmente liscia, dove un tempo scorreva lava.
Questa depressione, di 230 chilometri di diametro, presenta un anello circondato da depositi minerali brillanti che potrebbero costituire la più interessante evidenza vulcanica di Mercurio identificata finora”.
Il contributo italiano alla riuscita della missione è consistito in particolare nello sviluppo di un nuovo metodo di datazione basato sul conteggio dei crateri sulla superficie del pianeta associato alla misurazione del flusso di meteoriti provenienti dalla fascia degli asteroidi. Secondo le stime, contenute in un articolo in via di pubblicazione sul numero speciale di Planetary and Space Science, la formazione del bacino Rachmaninoff sarebbe databile a non più di 3-400 milioni di anni.
“Il metodo è in grado di effettuare una stima dell'età del pianeta sulla base degli impatti che si riscontrano sulla sua superficie”, ha concluso Cremonese. “Siamo solo all'inizio, la missione MESSENGER ci mostrerà Mercurio come non l'abbiamo mai visto. Siamo felici di proseguire questa collaborazione con la NASA, che ha ritenuto il nostro il miglior modello per la datazione planetaria. Mercurio è ancora più sorprendente e interessante di quanto si pensasse, e senza dubbio continuerà ad esserlo".