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Petrolchimico siciliano responsabile dell'inquinamento

Le aziende condannate a pagare la bonifica del cosiddetto "triangolo della morte"

ambiente - 05 marzo 2010

I giudici della Corte di giustizia dell'Ue, con una sentenza, si sono pronunciati contro le aziende del polo petrolchimico siciliano, dichiarandole "presunte responsabili dell'inquinamento" della rada. Bastano "indizi plausibili", anche se non sono stati accertati illeciti.

Le imprese Raffinerie Mediterranee Erg, Polimeri Europa, Syndial, nonché Eni, avevano dichiarato irrealizzabile la bonifica richiesta loro e soprattutto con costi sproporzionati. La Corte del Lussemburgo, nella sua sentenza, sottolinea che le norme comunitarie non ostacolano il fatto che le autorità pubbliche possano presumere l'esistenza "di una casualità tra determinati operatori e un inquinamento accertato, in base alla vicinanza degli impianti alla zona interessata". Per questo, spiegano i giudici, basta che l'autorità disponga di "indizi plausibili" e non è tenuta "a dimostrare l'esistenza di un illecito".

L'area Augusta-Priolo-Melilli è interessata da ricorrenti fenomeni di inquinamento ambientale e nella zona si sono installate molte aziende petrolchimiche e di idrocarburi, ricordano i giudici del Lussemburgo confermando, nella sostanza, il principio sancito delle norme comunitarie che "chi inquina paga".

Nell'area del petrolchimico, definito dagli ambientalisti il "triangolo della morte", l'Organizzazione mondiale della sanità aveva riscontrato anche presunti danni alla salute con eccessi di mortalità per tumori e si erano moltiplicate le segnalazioni di bambini nati malformati. Ad avviso di Legambiente, la sentenza di oggi sarà "molto utile a sbloccare il risanamento ambientale delle 57 aree più inquinate d'Italia, gestite dal 1998 in modo del tutto inefficiente dal ministero per l'ambiente con il programma di bonifica ambientale, oltre alle migliaia di siti locali inquinati la cui bonifica compete a comuni e regioni".

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