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On line le mappe dei fondali oceanici

Grazie ad un accordo fra Google e Noaa diventa libero l’accesso al database sugli oceani

ambiente - 28 gennaio 2010

D’ora in poi tutti potranno vedere cosa succede sul fondo del mare, stando comodamente seduti alla propria scrivania. È stato, infatti, appena siglato l’accordo fra Google e il Noaa, l'agenzia americana per gli oceani e l'atmosfera, che permetterà di esplorare i fondali con una definizione e una precisione mai vista prima. I termini della collaborazione sono i più ampi possibili, e lasciano solo alla fantasia dei programmatori lo sviluppo delle applicazioni collegate. L'agenzia mette a disposizione dell'azienda di Mountain View tutto il proprio database su oceani, clima e atmosfera, ricevendo in cambio l'aiuto a sviluppare programmi in grado di raccoglierli e dar loro una forma accessibile al pubblico.

“Abbiamo una quantità di dati incredibile sui sistemi terrestri, e siamo sempre alla ricerca dei modi migliori di metterli a disposizione del pubblico - spiega Richard Spinrad, dirigente del Noaa - e Google è di sicuro il più grande esperto nel maneggiare database di così grande volume”. Le prime applicazioni dell'accordo riguarderanno una migliore visualizzazione dei dati già presenti: oltre a migliorare le mappe oceaniche contenute in Google Earth, che già utilizzano una piccola parte dei dati dell'agenzia, aggiungendo informazioni sulle zone costiere, il Noaa spera di sviluppare il progetto “Science on a Sphere”.

Una delle prime sfide dei programmatori sarà trasformare i dati da due a quattro dimensioni (includendo quindi anche il tempo), per poterle visualizzare sul dispositivo che sarà completamente touch-screen. Un'altro dei progetti che seguiranno l'accordo riguarda la visualizzazione di dati in tempo reale, a partire dai video e dalle immagini ad alta definizione della 'Okeanos Explorer', l'ammiraglia delle navi oceanografiche del Noaa, che verranno messi a disposizione del pubblico ma soprattutto degli scienziati di tutto il mondo che potranno partecipare attivamente alle osservazioni.

“Quello che vogliamo ottenere tramite Google - conclude Spinrad – è che tutti gli abitanti del mondo possano vedere ad esempio cosa sta succedendo sul fondo dell'Oceano Indiano in tempo reale. Non solo tramite i video, ma anche mettendo a disposizione tutti i dati possibili sull'area”.

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