Inizieranno presto le nuove perforazioni nel cuore del Mediterraneo, e più precisamente nel Golfo libico della Sirte, a poco più di 500 chilometri dalle coste siciliane. Sarà la British Petroleum la famosa compagnia che ha causato la gigantesca chiazza che infesta dallo scorso aprile le acque del Golfo del Messico ad eseguire i lavori perché come sostiene il capo della compagnia petrolifera libica "uno non smette di volare solo perché ci sono gli incidenti aerei".
Al largo delle coste libiche le perforazioni avranno luogo ad una profondità di circa 5.700 piedi (1.700 metri), 200 metri più giù rispetto a quelle della Deepwater Horizon, la piattaforma situata al largo della Louisiana la cui esplosione lo scorso 20 aprile ha scatenato la gigantesca marea nera che inquina il Golfo del Messico e l'ondata di polemiche che ha investito la compagnia britannica.
E anche se la Bp ha assicurato che farà tesoro della nefasta esperienza, c'é - tra gli ambientalisti e non solo - chi pensa al peggio. Come il presidente della Commissione Ambiente del Senato italiano Antonio D’Alì che afferma: "Il problema - afferma il senatore siciliano - non è la Bp o la Libia. Il fatto è che il mare non ha confini e se capitano incidenti, che siano in acque nazionali o internazionali, gli effetti si fanno sentire in tutto il Mediterraneo”.
“Considerato che stiamo parlando già di uno dei mari più inquinati dal petrolio di tutto il mondo, le conseguenze di un disastro potrebbero essere irreversibili". Ma la Bp mette le mani avanti, e ha già fatto sapere che nella remota eventualità di un nuovo disastro, ha già in cantiere "dettagliati piani d'emergenza".