In questi giorni in cui l’inverno è più rigido, sulle Alpi si creano le perfette condizioni per il “Progetto Doline” un lavoro frutto della collaborazione degli istituti meteorologici di Veneto e Friuli e del Cnr.
Si tratta di un progetto storico, che va monitorare i siti più freddi d'Italia. Le doline (a volte chiamate anche sinkholes), sono depressioni generalmente imbutiformi, prodotte dalla dissoluzione della roccia per opera delle acque piovane: di norma presentano al fondo una grotta (inghiottitoio) in cui si riversano tutte le acque raccolte dalla dolina stessa.
Spesso, per cause naturali o per intervento dell'uomo, l'inghiottitoio risulta occluso da detriti. Se non vi fosse drenaggio sotterraneo le acque che vi si concentrano originerebbero specchi d'acqua. Spesso si indicano con il termine di internazionale "frost hollow".
Questi siti hanno grandi potenzialità in termini di picchi di freddo, e il progetto mira a studiare le particolarità microclimatiche di queste Conche. Negli ultimi 2 anni di rilevazioni scientifiche e studi preliminari, nonostante inverni del tutto normali se non addirittura sopra media termica, in quelle conche/depressioni, i picchi di freddo estremi non sono assolutamente mancati (oltrepassata la soglia dei -40°C).
Nello scorso 9 gennaio nella Busa di Manna, a 2.550 metri sull'altopiano delle Pale di San Martino, si è registrato il picco di -43,8 gradi: il "Record italiano di freddo". Lo scopo dello studio è di comprendere il perchè all'interno delle doline la temperatura scenda in picchiata. Per arrivare a -40 servono condizioni ben precise: cielo sereno, bassa umidità, assenza di vento. Quando tutto questo si verifica laggiù nella dolina capita di provare esperienze incredibili, come differenze di 30 gradi centigradi tra il fondo e il bordo della depressione.
Oppure aumenti della temperatura superiori ai 20 gradi nel giro di mezz'ora: un'energia termica enorme che si mette in moto e che si fa sentire, in modo sconvolgente, sulla pelle del viso, l'unica che resta scoperta quando ci si avventura nel mondo del gelo, dove il termometro arriva a scendere di un grado ogni metro di profondità.
Attualmente si stanno monitorando 47 siti in Italia che registrano la temperatura ogni 15 minuti, alimentati da batterie speciali che potrebbero resistere a meno 87 gradi sotto zero. Lo scopo delle misurazioni è quello di conoscere il fenomeno dell'inversione termica che può essere utile a sconfiggere l'inquinamento che nei mesi invernali si verifica nelle vallate di montagna.
Ma non solo. Questo gelo naturale viene sfruttato anche per collaudare le attrezzature tecniche che possono servire nelle terre dei grandi freddi. E spiegare anche perché si registrano in numerose località dall'altopiano di Asiago (nel Vicentino) al pian del Cansiglio (vicino a Belluno), ma anche Malga Millegrobbe in Trentino oppure il valico di Fusine, al confine tra Friuli e Slovenia, temperature cosi basse.