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La provincia di Trento è ad elevato rischio frane

Il 29% rientra in aree ad elevata pericolosità geologica per frana, alluvione o valanga. La denuncia del presidente dell'Ordine dei Geologi del Trentino

idrogeologia - 11 giugno 2010

Il dissesto idrogeologico non risparmia il Trentino. I dati sono inquietanti e il presidente dell'Ordine dei Geologi del Trentino Alto Adige, Stefano Paternoster, alla vigilia del Forum Nazionale sul Dissesto Idrogeologico in Italia, voluto e organizzato dagli Ordini Regionali dei Geologi e dal Consiglio Nazionale, il 16 Giugno, ne descrive la situazione.

“In Trentino il 29% circa dell'intera superficie provinciale rientra in aree ad elevata pericolosità geologica per frana, alluvione o valanga. L'attuale sfida riguarda l'affinamento della prevenzione anche attraverso la diffusione di una cultura della convivenza con situazioni di elevata pericolosità che non comportano rischio rilevante”.

“La Provincia Autonoma di Trento -spiega Paternoster- si sviluppa su una superficie di circa 6200 km quadrati in un territorio geologicamente complesso, in prevalenza montano, suddiviso in 223 comuni. Il 29% circa dell'intera superficie provinciale (1580 km2) rientra in aree ad elevata pericolosità geologica per frana, alluvione o valanga. Ogni comune ha almeno un area ad elevata pericolosità geologica, con punte che in alcuni comuni toccano il 60% del territorio”. Ma, a fronte di questo scenario, Paternoster riferisce anche di importante passaggio sul territorio da una cultura dell'emergenza a quella della prevenzione e mitigazione del rischio.

“Risale al 1987 -afferma il geologo Paternoster- l'adozione del primo Piano Urbanistico Provinciale contenente la Carta di Sintesi della Pericolosità Geologica, realizzata in stretta collaborazione tra Servizio Geologico Provinciale, Ordine Regionale dei Geologi e mondo professionale. Si tratta di uno strumento di pianificazione idrogeologica del territorio reso dinamico nel tempo, soggetto quindi ad aggiornamenti periodici e costanti, redatto ed aggiornato secondo criteri rigorosamente tecnico scientifici”.

“Ciò ha determinato il passaggio da una cultura dell'emergenza ad una cultura della prevenzione del rischio, consentendo, -prosegue il presidente dell'Ordine dei Geologi del Trentino Alto Adige- in anni di lavoro ed applicazione, l'individuazione di criteri di priorità nella programmazione degli interventi di messa in sicurezza idrogeologica del territorio, interventi coordinati da parte dei Servizi Prevenzione Rischi e Bacini Montani della Protezione Civile provinciale, progettati e realizzati in sinergia con il mondo professionale e delle imprese specializzate”.

“Negli ultimi 20 anni una percentuale significativa del bilancio provinciale -prosegue- è stata destinata ad interventi di prevenzione idrogeologica”. Dunque “l'attuale sfida -afferma il geologo- riguarda l'affinamento della prevenzione anche attraverso la diffusione di una cultura della convivenza con alcune situazioni di elevata pericolosità che non comportano rischio rilevante”.

“Ciò richiede investimenti nella realizzazione di indagini e studi approfonditi sui cinematismi e le possibili evoluzioni dei processi geologici individuati, che -conclude- definiscano condizioni di rischio economicamente accettabili con adeguati margini di garanzia”.

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