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La corsa al petrolio nell'Artico

Un'area che conserva il 13% delle riserve di oro nero rimaste sulla Terra. Ma gli ecologisti annunciano battaglia

ambiente - 03 settembre 2010

Da una settimana, nelle fredde acque artiche in prossimità della Groenlandia, si sono iniziate le operazioni di trivellazione ad opera della società inglese Cairn Energy per la ricerca di petrolio.

Dagli studi fin qui condotti, nell'area risulta esserci circa il 13% delle riserve di petrolio rimaste sulla Terra e circa il 30% di quelle di gas. Una miniera d’oro. Ma il clima estremo rende difficili le operazioni e ancor di più i rischi per l'ambiente.

Gli attivisti di Greenpeace si sono mobilitati per tentare di bloccare le operazioni di perforazione. “Le grandi compagnie petrolifere devono restare fuori dall'Artico. Piattaforme come questa, impegnate in esplorazioni petrolifere - avverte Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - potrebbero far scattare la scintilla della corsa al petrolio nell'Artico, mettendo a rischio questo fragile ecosistema e il clima globale. Il disastro del Golfo del Messico ha chiaramente dimostrato che è tempo di liberarci della schiavitù del petrolio”.

“Se gli attivisti riusciranno a bloccare tali operazioni anche per pochi giorni sarà difficile per la compagnia britannica Cairn Energy - riferisce Greenpeace - terminare le attività di esplorazione prima dell'arrivo dell'inverno, quando le rigide condizioni ambientali renderanno impossibile ogni attività di ricerca di petrolio”.

“Fermare questo mostro durante le prossime settimane - continua Monti - vorrebbe dire fermare ogni attività petrolifera nell'Artico fino al prossimo anno, un tempo che speriamo sia sufficiente ad ottenere una moratoria mondiale per l'estrazione di idrocarburi in alto mare”.

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