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Il mistero della polvere mancante

L'ingrediente fondamentale per la formazione di nuovi astri è a rischio di estinzione

Geopress - 26 luglio 2010

Lontano da noi 55 anni luce, in alcune zone del gigantesco Ammasso della Vergine - un agglomerato di almeno 2.500 galassie - la polvere che permea lo spazio tra le stelle, l'ingrediente fondamentale per la formazione di nuovi astri, è a rischio di estinzione. In particolare questo fatto è drammaticamente evidente in quelle galassie definite "ellittiche", già note per avere un bassissimo tasso di formazione di nuove stelle.

L’Asi, l’agenzia spaziale italiana, spiega il fenomeno. Un team internazionale di ricercatori, molti dei quali italiani e dell'INAF, sfruttando i dati raccolti dagli strumenti del telescopio spaziale Herschel dell'Agenzia Spaziale Europea rivelano il mistero. Gli "occhi" del satellite, studiati per osservare l'emissione nell'infrarosso della polvere a bassa temperatura, dell'ordine di poche decine di gradi al di sopra dello zero assoluto, cioè intorno ai 250 gradi centigradi sotto zero, hanno iniziato a mappare la radiazione emessa nello spazio da questa polvere all'interno delle galassie dell'ammasso.

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Finora è stato completato solo il 6 per cento del lavoro previsto, ma i primi dati registrati dall'osservatorio spaziale sono così ricchi di informazioni che hanno permesso al team di scoprire una profonda differenza fra le galassie a spirale, che attualmente stanno formando nuove stelle, e le galassie ellittiche, in cui sono presenti solo stelle di più antica formazione. Le prime appaiono brillanti anche agli strumenti di Herschel a causa della quantità di polvere che contengono, mentre nelle galassie ellittiche la polvere risulta quasi totalmente assente.

Un risultato davvero sorprendente perché con un altro telescopio spaziale infrarosso, lo Spitzer della NASA, proprio in queste galassie ellittiche era stato rilevato recentemente che la polvere viene continuamente prodotta e immessa nello spazio interstellare dalle stelle giganti rosse, oggetti celesti simili per massa al nostro Sole e molto numerosi, che al termine del loro processo evolutivo si espandono e perdono i loro strati più esterni composti di gas e polveri.

E allora che fine fa tutta quella polvere che viene rilasciata e che poi misteriosamente sembra sparire? Le conclusioni dello studio sono pubblicate in un articolo dell'ultimo numero di "Astronomy and Astrophysics" dedicato interamente ai primi risultati scientifici ottenuti da Herschel: il primo autore è Marcel Clemens, ricercatore inglese attualmente all'Osservatorio Astronomico di Padova dell'INAF. Facendo tesoro dei dati accumulati dai due telescopi, gli scienziati hanno mostrato che la polvere viene sì prodotta continuamente nelle galassie ellittiche, ma il suo destino è già segnato.

Sembra, infatti, che essa non può sopravvivere per più di 50 milioni di anni, un tempo molto piccolo se paragonato alle scale temporali dei processi cosmici. Il motivo di questa "breve esistenza" dei granelli di polvere che hanno abbandonato le stelle sarebbe dovuto agli urti con il gas caldo che permea queste galassie. Urti che disintegrerebbero nel tempo le particelle fino a farle sparire completamente. Ecco dunque spiegato il motivo per la mancanza di formazione stellare nelle galassie ellittiche: in esse, a causa di questo processo, verrebbero a mancare i "mattoni" stessi delle stelle.

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