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I Geologi, una categoria che vive una fase critica

Dall'indagine del Cresme emerge come circa il 60% dei geologi fatturi meno di 30 mila euro in un anno

professione - 08 luglio 2010

Calo degli iscritti all'albo, difficoltà a trovare occupazione, insoddisfazione rispetto ai percorsi formativi, a cui corrisponde un calo del numero dei laureati in geologia questo è quanto emerge da dello studio realizzato dal Cresme su incarico del Consiglio nazionale, presentato a Roma in occasione del convegno nazionale su “Formazione universitaria e mercato della geologia in Italia: crisi e prospettive”.

"Mai come in questo momento di crisi economica i geologi sono una risorsa preziosa per il nostro Paese, un Paese dove la scienza della terra può contribuire a salvaguardare il territorio, a valorizzarne le risorse, a garantire la sicurezza dei suoi abitanti, a sviluppare nuovi segmenti innovativi di rilevante interesse economico. E invece da alcuni anni la nostra professione vive una fase critica". Così il presidente del Consiglio nazionale dei geologi Pietro Antonio De Paola ha commentato i risultati che sono questi gli indicatori di una difficoltà a crescere che richiede una decisa inversione di tendenza.

Il numero di iscritti ai corsi di laurea in geologia è, infatti, passato da 8.689 nell'anno accademico 2001/2002 a 7.246 nel 2008/2009, un calo di quasi il 17% in appena sei anni, in controtendenza rispetto alle dinamiche generali della popolazione studentesca, cresciuta del 5%, e mentre gli iscritti ai corsi di laurea, in un certo senso, concorrenti quintuplicavano.

"Tutto ciò - sottolinea De Paola - risulta tanto più paradossale nel momento in cui la crisi economica, le emergenze climatiche ed ambientali, l'uso sconsiderato del suolo e delle risorse idriche, energetiche e minerarie, e, di contro, l'impiego di avanzate tecnologie di monitoraggio territoriale e ambientale, di esplorazione del sottosuolo, di sapiente lettura e analisi integrata del territorio e relativo substrato riassegnano alla geologia un campo di applicazione eccezionale”.

“Non solo l'intera legislazione rilancia il ruolo dei geologi ma l'intero processo dell'uso del territorio e di tutte le risorse naturali poggia le sue basi su nuovi modi di pianificare, di costruire, di utilizzare le risorse per i quali la conoscenza della evoluzione e delle caratteristiche del territorio e del sottosuolo è un elemento base dello sviluppo sostenibile. Per non parlare poi della pressante necessità di mettere in sicurezza aree sempre più vaste interessate da fenomeni sismici e di dissesto idrogeologico".

Il Cresme stima in 800 milioni di euro il mercato potenziale del geologo, di cui 341 milioni, pari al 43% del totale, la quota sul fatturato complessivo delle attività collegate direttamente alle opere di ingegneria ed all'edilizia. Ma se si considerano anche le attività di rilevamento geologico di base, le indagini geotecniche e geofisiche, studi, ricerche e prove di laboratorio, fanno riferimento al settore delle costruzioni allargato, non meno del 55%.

Dall'indagine emerge come circa il 60% dei geologi fatturi meno di 30 mila euro in un anno, mentre il 32 % da 30 a 100 mila euro. Soltanto il 7% ha un fatturato da 100 mila a 1 milione di euro e poco più dell'1% superiore a 1 milione di euro. La distribuzione del fatturato ottenuta è risultata compatibile con quella dedotta dagli studi di settore, che permettono di stimare un fatturato annuo medio di circa 39 mila euro ed un volume d'affari complessivo nel 2007 di circa 600 milioni di euro; si tratta di circa 650 milioni di euro del 2009, quindi poco più dell'80% del potenziale di mercato 2009 stimato dal Cresme (800 milioni).

sul canale professione

christian 14 luglio 2010 alle 18:58:14

per risolvere la situazione a cosa si è pensato?
ad introdurre gli APC....

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