Si sono riuniti a Roma, al Forum sul dissesto idrogeologico per chiedere di "abbandonare la politica del cerotto, basata sugli interventi post-disastro" circa 600 geologi italiani. Almeno 5 le proposte lanciate oggi a conclusione del Forum: - destinare alla prevenzione il 10%-20% della cifra stanziata per le emergenze; - stringere un "patto di stabilità territoriale", che preveda una quota fissa del bilancio (circa il 20%) delle strutture amministrative destinata alla prevenzione; - modificare la composizione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, includendo una quota di geologi pari al 25% dei suoi membri.
Attualmente, hanno rilevato i geologi, dei 102 tecnici che ne fanno parte soltanto uno è un geologo; - istituire il "fascicolo del fabbricato", un documento che racconti la storia di un edificio. "Forse avremmo saputo qualcosa di più sulla Casa dello studente a l'Aquila", ha detto il presidente dei geologi della Liguria, Giuliano Antonielli; - promuovere la figura del "geologo di distretto", come l'ha chiamato il presidente dei Geologi del Veneto, Paolo Spagna.
L'Italia, dichiarano i geologi, spende oltre un miliardo l'anno da almeno 20 anni e che nello stesso periodo le vittime di questi eventi sono state oltre 100.000, con danni superiori ai 25 miliardi. In generale riparare i danni costa in media 10 volte in più che prevenirli. Per questo "con piccoli interventi di manutenzione ordinaria si riesce ad evitare danni ricorrenti", ha detto il presidente dell'Ordine dei Geologi del Lazio, Eugenio Di Loreto. "Un'inversione di rotta che conduca a modificare i comportamenti di ciascuno" è quanto ha auspicato il presidente dei Geologi della Sicilia, Gian Vito Graziano. In generale, ha detto il presidente dei Geologi delle Marche, Enrico Gennari, in tutte le regioni il tasso di urbanizzazione é stato del 300% e questo significa che "la soglia di vulnerabilità è aumentata di tre volte".
A questo punto, ha aggiunto, "nessuno può dire in buona fede che non sapeva". Sarebbero evitabili, secondo gli esperti, frane dalle conseguenze drammatiche come quelle di Sarno, Soverato, Giampilieri, Scaletta Zanclea o Maierato. "Esiste ancora una differenza troppo marcata tra la geologia buona, quella dei professionisti e degli studiosi che si pongono i problemi e tentano di risolverli, anche con qualche divieto, e quella mediocre, fatta di compromessi e mezze verità che non fanno il bene del territorio", ha detto il presidente dei Geologi del Molise, Pierfederico De Pari.
Valle d'Aosta, Umbria, Molise, Calabria e Basilicata sono le regioni nelle quali il 100% dei Comuni è a rischio di frane o inondazioni. Fanno parte degli oltre 6.600 comuni italiani ad alta criticità idrogeologica, pari all'81,9% dei comuni italiani. I dati, presentati oggi a Roma nel Forum "Le frane in casa", si basano sui Piani regionali per l'assetto idrogeologico (Pai) e sulle mappe elaborate dal Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l'edilizia e il territorio). Da queste ultime risulta inoltre che nel 2009 ben 3.458 scuole e 89 ospedali erano costruiti in zone ad alto rischio di alluvioni e frane. In entrambi i casi, rilevano i geologi, Napoli risulta essere la provincia con il maggior numero di edifici pubblici costruiti in aree a rischio.
Complessivamente oggi in Italia sono censite 485.000 frane, che colpiscono un'area di circa 21.000 chilometri quadrati, pari al 6,9% del territorio nazionale. Eventi di questo tipo non sono certamente una sorpresa e prevenirli, rilevano i geologi, è sicuramente possibile. Basti considerare che delle circa 9.000 località italiane colpite da frane, oltre il 25% è stato colpito più di una volta e in oltre il 40% le alluvioni avvengono in modo ricorrente. In un Paese dove "il terreno è in costante movimento", come dicono i geologi, nell'ultimo secolo ogni regione è stata colpita più volte. Si calcola inoltre che fra il 1900 e il 2002 si sono verificate 4.016 tra frane e inondazioni, 1.600 delle quali hanno provocato vittime (5.202 per frane e 2.640 per alluvioni) con una frequenza di circa 8 eventi fatali l'anno. Le persone rimaste senzatetto sono state oltre 700.000, il 75% delle quali a causa di inondazioni.