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Formazione universitaria e la professione di geologo

Crisi e prospettive della professione. Se ne parla ad un convegno organizzato dal Consiglio Nazionale

professione - 24 giugno 2010

Il Consiglio Nazionale dei Geologi ha ritenuto necessario aggiornare il quadro conoscitivo del mondo geologico nei suoi fondamentali assetti formativi, applicativi, economici, relazionali, strutturali ed organizzativi, essendo mutate ed in rapida ulteriore evoluzione le dinamiche legislative e giurisdizionali europee nazionali e regionali.

A questo scopo ha promosso un convegno che si terrà a Roma nei giorni 8 e 9 luglio dal titolo “Formazione universitaria e mercato della geologia in Italia. Crisi e prospettive”. L’edificio geologico, realizzato sulle limitate fondamenta della propria legge istitutiva illuminata per l’epoca ma priva di più ampie aperture prospettiche, sostenuto da una Università in prevalenza tradizionalista, aliena da folgorazioni illuministiche e timorosa nella sperimentazione di nuovi e più attuali strumenti formativi, è rimasto scosso dai violenti tsunami degli ultimi tempi più di quanto non si sia verificato per altre professioni, meglio sorrette dall’impalcato formativo, più presenti per antico retaggio nella società e nelle istituzioni e maggiormente consolidate in una più coerente pratica professionale.

I dissesti strutturali in questo fragile edificio si sono manifestati con una crescente e drastica riduzione delle immatricolazioni presso le varie Università, con un calo del numero dei laureati, degli abilitati, degli iscritti all’Albo professionale e, di contro, con un incremento delle cancellazioni di professionisti dall’Albo.

La professione, dunque, invecchia. Dimostra incapacità a rigenerarsi, a riposizionarsi, a ricostituirsi, a riproporsi. Ed il fenomeno di sfibramento avviene nel momento storico in cui la legislazione nazionale geologica si è sviluppata e consolidata, propiziata da una intensa, attenta e continua attività cognitiva e propositiva sostenuta presso il legislatore nazionale dal Consiglio Nazionale dei Geologi;

Si verifica, cioè, quando l’Università ha tra le proprie mani strumenti legislativi atti a compiere la metamorfosi; quando norme di varia taratura conferiscono al geologo competenze nei settori progettuali, gestionali, di coordinamento di strutture interprofessionali, nel campo della geotecnica, della sicurezza, dell’ambiente, della pianificazione urbanistica, territoriale ed ambientale, delle risorse tra le quali spiccano quelle idriche, energetiche e minerarie, delle problematiche derivanti dal cambiamento climatico, delle pericolosità e rischi geonaturali, delle complesse tematiche dello stoccaggio geologico dei rifiuti di varia natura e della CO2.

Si perviene, in tal modo, al punto in cui è necessario analizzare a fondo le complessità dei processi che sorreggono, influenzano o determinano reali o apparenti incongruenze, comprenderne i meccanismi e le logiche che le sottendono, al fine di consentire interventi correttivi adeguati.

Chi governa - Consiglio Nazionale e Ordini territoriali - ha il dovere di promuovere politiche di tutela e di sviluppo della professione.

Si aprono, in tal modo, nuovi filoni di ricerca e nuove applicazioni, così innovativi, stimolanti ed affascinanti da pensare a più articolati e completi modelli rappresentativi delle complessità geologiche naturali, in quanto interrelate, condizionate e modificate dalle attività dell’Uomo.

 Programma del convegno

sul canale professione
lisetta 30 giugno 2010 alle 13:42:53

E' proprio vero c'è un abisso tra università e mondo del lavoro, mi sono laureata con il vecchio ordinamento tanti esami e tanti sacrifici da fuorisede per una stretta di mano il giorno che mi sono laureata e poi.......L'ABBANDONO!!!!!!!
Ho dovuto ricominciare tutto da capo, redendomi conto che la maggiorparte di quello che avevo fatto non mi serviva a nulla per imparare un pò il gis e il cad ho dovuto lavorare in campi che di geologico hanno ben poco e se voglio fare dei corsi me li devo pagare ma......devo lavorare e se trovo lavoro è già grasso che cola...Poi noi ragazze abbiamo anche un altro problema da dover affrontare, infatti mi sono trovata a dovermi scontrare con la MENTALITA' MASCHILISTA di molti colleghi geologi per i quali mandare una ragazza in cantiere è improponibile (ma le archeologhe o gli architetti o ancora gli ingegneri donne??????).
Bisogna fare di più sotto molti aspetti se si vuole veramente dare il giusto peso a questa figura professionale e alla sua importanza in modo che anche gli atri professionisti ci rispettino......in tutti i sensi.

prup80 30 giugno 2010 alle 10:59:12

... (a livello di completezza di formazione) agli ingegneri, perchè molti seguono la vecchia linea statica del geologo 'classico', che invece dovrebbe essere una professione dinamica, in continua evoluzione.
Comunque spero che il nostro ordine inizi a farsi valere sugli altri ordini e che inizi a dialogare con le università.

prup80 30 giugno 2010 alle 10:46:30

Ho letto lo studio effettuato dal CNG sul trimestrale dell'ordine. E' scandaloso quanto sia tutto vero!
La distanza enorme tra il mondo accademico e quello professionale crea non pochi problemi, sia ai neolaureati, per l'adattamento ad un mondo totalmente ignoto (è come se una volta laureati bisogna rimettersi a studiare da zero), sia ai professionisti 'in carriera' che non hanno più gli strumenti per competere con la concorrenza (gli ingegneri in particolar modo). Visto che il grosso problema della nostra professione si riscontra nei campi in cui si sovrappongono le competenze (geotecnica,idraulica, idrogeologia), in cui prevalgono nettamente le conoscenze degli ingegneri in quanto più complete, sarebbe ora di risolvere il problema alla radice, l'università, tramite l'introduzione di materie come scienze delle costruzioni e approfondimenti nel settore geotecnico, come imparare ad usare autocad, gis e programmi di calcolo specifici (usati nella professione) per il calcolo della stabilità dei pendii,delle azioni e delle resistenze....basta con lunghissime dimostrazioni per assurdo fatte a mano!E' impensabile che dopo anni e soldi spesi per l'università si debbano necessariamente seguire dei corsi privati (costosi) per stare al passo con i tempi,e non per aggiornarsi dopo anni, ma subito dopo la laurea.
Il problema sta anche nella credibilità dei geologi professionisti, che non sono considerati tali, perchè ovviamente non riusciamo a tenere testa (a livello di compl

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