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Dallo spazio i dati per localizzare le faglie attive

Per mezzo delle osservazioni dai satelliti, arriveranno dall'Italia le prime mappe del rischio sismico

geofisica - 02 luglio 2010

SIGRIS (SIstema di osservazione spaziale per la Gestione del RIschio Sismico) è il progetto applicativo finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con l’obiettivo di creare un sistema informativo integrato che utilizzi i dati di Osservazione della Terra (EO) SAR e ottici, per supportare l’utente finale, rappresentato dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, in tutte le fasi di gestione del rischio sismico.

Il progetto, il primo al mondo di questo tipo, è stato presentato nel corso del convegno sull'Osservazione della Terra organizzato dall'Agenzia spaziale europea (Esa) a Bergen, in Norvegia. Il sistema sarà operato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che è anche il referente scientifico del progetto stesso, con la partecipazione dell'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Irea-Cnr) e alcune aziende.

Il coordinatore del progetto, il geologo Stefano Salvi dell'Ingv, ha spiegato: "I risultati del progetto vengono forniti al Dipartimento della Protezione civile; utilizziamo i dati rilevati dai satelliti italiani Cosmo SkyMed per individuare le faglie attive e quindi per aggiornare le mappe di pericolosità e rischio sismico, sia mappe prodotte in tempi rapidissimi per essere di supporto in situazioni di crisi. Mappe in situazioni di crisi sono state prodotte, per esempio, immediatamente dopo il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009. A due giorni dal sisma abbiamo ottenuto le prime mappe del danno. La prima è stata quella del paese più colpito, Onna.

All'indomani è arrivata la mappa dell'Aquila. Sono state le prime risposte alle richieste che la Protezione civile fa in situazioni di crisi come queste, relative alla localizzazione della sorgente sismica, dei danni e delle frane indotte dal terremoto. I satelliti Cosmo SkyMed sono stati anche i primi a indicare esattamente la posizione della faglia e i rilievi condotti successivamente sul campo hanno permesso di stabilire che negli ultimi diecimila anni quella stessa faglia si attivata almeno cinque volte, la più recente delle quali corrisponde probabilmente al grande terremoto del 1703". Il geologo ha poi proseguito dicendo: " con Cosmo SkyMed nell'arco di una settimana abbiamo prodotto 21 immagini, mentre fino ad ora i satelliti di tipo tradizionale acquisivano una immagine al mese.

Uno dei banchi di prova del sistema nella preparazione di mappe del rischio è stato lo stretto di Messina, dove sono state misurate con una precisione senza precedenti le deformazioni della costa calabra. Il progetto è attualmente in una fase pre-operativa. Abbiamo creato l'infrastruttura e sarebbe un peccato se andasse perduta". A determinare il futuro del progetto c'è la questione del finanziamento, che potrebbe essere di 500.000 euro l'anno.

Fonte: Protezione Civile

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