Sono 6380 le vittime che il dissesto idrogeologico ha fatto nel periodo 1950-2008 fra morti, dispersi, feriti e altre 2699 sono le vittime di inondazioni. Il bilancio è stato realizzato dall'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpi), unico per completezza e copertura temporale.
“Veniamo da un lungo periodo di scarsa o totale mancata attenzione all'utilizzo del territorio” riferisce il direttore Cnr-Irpi Fausto Guzzetti. “Sistemare le cose adesso è certamente possibile ma costoso e, soprattutto richiede uno sforzo di lungo periodo. In questo campo, non esistono scorciatoie o soluzioni miracolistiche” rileva infine.
Secondo il rapporto le regioni più esposte al rischio da frana per la popolazione sono state Trentino Alto Adige (675 vittime dovute a 198 eventi franosi), Campania (431 vittime in 231 eventi), la Sicilia (374 vittime in 33 eventi), e Piemonte (252 vittime in 88 eventi).
In Veneto, il solo evento del Vajont del 9 ottobre 1963 causò oltre 1900 vittime. Sul fronte inondazione, le regioni più esposte al rischio per la popolazione sono state il Piemonte (235 vittime in 73 eventi alluvionali), la Campania (211 vittime in 59 eventi), la Toscana (456 vittime in 51 eventi), e la Calabria (517 vittime in 37 eventi).
Le cose però non sembrano migliorare. L’attuale fragilità del territorio è stata, infatti, recentemente messa in evidenza dal "Rapporto sullo stato del territorio italiano" realizzato dal centro studi del Consiglio nazionale dei Geologi (Cng) e dal Cresme, secondo il quale sarebbero circa 6 milioni gli italiani che abitano nei 29.500 chilometri quadrati del nostro territorio considerati ancora ad "elevato rischio idrogeologico".
di G.G.