Il conseguimento dell'obiettivo che si è posta l'Ue di assicurare con le fonti rinnovabili il 20% del proprio consumo energetico del 2020, permetterà la creazione di circa 2,8 milioni di posti di lavoro, generando un valore aggiunto per un ammontare pari all'1,1% del Pil dei Ventisette, secondo uno studio pubblicato oggi a Bruxelles dalla Commissione europea. Nel 2005, il settore delle rinnovabili nell'Ue impiegava già 1,4 milioni di persone, generando un valore aggiunto lordo pari a 58 miliardi di euro, con biomasse, eolico e idroelettrico come comparti più importanti per l'occupazione. Lo studio, intitolato Employ-RES e accessibile sul web a partire da oggi, conclude che saranno positivi, soprattutto nei nuovi Stati membri, anche gli effetti netti sull'insieme dell'economia (prendendo in conto, cioè, le ricadute negative della politica climatica Ue su altri settori): i posti di lavoro 'netti' in più saranno infatti 410.000, con un aumento netto del prodotto interno lordo pari allo 0,24% del Pil europeo nel 2020. Questo dimostra "che i benefici delle rinnovabili, in termini di lotta al cambio climatico e di riduzione della dipendenza energetica della Ue, vanno di pari passo con i benefici economici", afferma in una nota il commissario europeo all'Energia Andris Piebalgs. Lo studio sottolinea che sono necessarie delle politiche più vigorose per ricavare il massimo beneficio economico dall'energia rinnovabile. "Tecnologie più innovative in settori come il fotovoltaico, l'eolico 'off-shore', il solare termico a concentrazione e i biocarburanti di seconda generazione richiedono un maggiore sostegno finanziario nel breve termine, ma rappresentano la chiave per centrare l'obiettivo Ue del 2020, che a sua volta - conclude la nota della Commissione - aiuterà a mantenere l'attuale posizione concorrenziale dell'Ue nel mercato globale, aumentando nello stesso tempo l'occupazione e il Pil".
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Fonte: Apcom